venerdì 7 dicembre 2007

Recensioni Film

In arrivo le recensioni dei film in uscita a Natale e la rubrica "Prossimamente al cinema"

domenica 28 ottobre 2007

Recensione: La ricerca della felicità

Avevo voglia di chiedere a Muccino i danni per i quintali di Nutella che ho trangugiato dopo aver visto i suoi due successi ("L'ultimo bacio" e "Ricordati di me") che più disfattisti di quelli non ho mai visto. Con questo film, altro che Nutella! È davvero appassionante e commovente. La telecamera non si stacca mai dal protagonista che, talvolta narratore, galleggia nella bufera della vita, finché - alla fine - riesce ad arrivare alla meta. La storia, ambientata negli Anni Ottanta con Reagan e Magic Johnson, è intensa e reale fra gente ricca con giacca e cravatta e felice e gente povera che fa la fila per un tetto. Forse la morale è un po' materialista: i soldi ed il successo. Però, il protagonista è un uomo con grandi sentimenti, con la voglia di fare, di lavorare e di crescere il proprio figlio: bravissimo il figlio prodigio di Smith.

Recensione: Hannibal Lecter

"Il bambino Hannibal è morto nell'inverno del 1944. Quello che è rimasto non ha parole per essere definito, tranne mostro". È la storia di un bambino a cui fanno fuori la famiglia e mangiano la sorella. Diventato grande, lo stesso si vendica: praticamente la storia di Conan. La differenza sta nella ricostruzione storica della seconda guerra mondiale e della Francia post bellica.

Recensione: Flightplan

La protagonista, Jodie Foster, perde il marito. Dalla Germania ritorna negli States con la figlia di 6 anni e la bara del consorte. Prende l'aereo, si addormenta e, una volta risvegliatasi, si accorge che la figlia non c'è più. Qui inizia il thriller che ha due importanti colpi di scena. E' molto avvicente e soddisfa gli amanti del genere thriller fatto di suspence con pochissimo sangue e un numero limitatissimo di colpi di pistola.

Recensione: La casa del diavolo

È un film così così, lo so. Però, è straordinariamente divertente e dissacrante, nonché autoironico. L'ambientazione americana border-line, i personaggi sadici, il poliziotto fuorilegge, la musica country, i dialoghi al limite della comicità fanno di questo film "road-movie" uno dei migliori del genere horror splatter, meglio del precedente "La casa dei mille corpi". Non mi ricordo di essere inorridito e divertito contemporanemente. Bellissime alcuni frasi: "Voglio un gelato tutti fottuti frutti"; "Siamo bacherozzi" (ripetuto venti volte); "Cinese, giapponese, mutande scese, tette appese"... La scena finale è malinconica e orribile sulle note di Free Bird dei Lynird Skynird

Recensione: King Kong

La storia è quella, il film originario è quello: molto rispettato. Certo, gli effetti grafici rendono questo film magico e realistico all'impossibile. E' un film prettamente d'azione e dura 3 ore semplicemente perché il regista lascia "lunghe" le scene di lotta fra Kong e i dinosauri, fra gli umani contro i mostri e fra Kong e l'esercito. Lo ha fatto per dimostrare le proprie capacità creative virtuale: la Wignut è quella de Il Signore Degli Anelli. Il film è anche romantico e triste se vogliamo.

L'amore non va in vacanza

Bellissimo film. È una commediola sull'amore con una strepitosa Kate Winslet su tutti. Si tratta di una storia, anzi di due storie d'amore, che s'intrecciano nella realtà vera, non in un mondo finto e fantastico creato per fare cassetta con i soliti equivoci comici. Ho travato stupenda la campagna inglese innevata, ma oscena la cravatta indossata dall'anziano sceneggiatore amico di Kate. Comunque, imperdibile.

Tutte le donne della mia vita

Bello, appassionante, di una passione che definire "disordinata" è un insulto, ma non mi viene in mente altro. Il protagonista è un cuoco formidabile e ne dà prova con lezioni e consigli da saggio. Con le donne ha un successo indescrivibile: le prende per la gola. Ma come uomo e padre è una cilecca. Nel film cerca di rimediare e - forse - ci riesce, anche se uomini come lui non possono cambiare. Il film di Simona Izzo è una sorta di poesia sullo sfondo dell'isola di "Iddu", esso, il vulcano Stromboli. Il gusto ed il profumo non ci sono al cinema, bensì nelle espressioni e nelle vicende degli attori. È davvero un bel film, che lascia una sensazione di lieta speranza (non è mica un film di Muccino) ed è per questo imperdibile soprattutto per le donne. Poi... si vedono le grazie di molte donne. Vanessa Incontrada mostra il suo nuovo seno e dimostra di essere una vera attrice. Michela Cescon è una ansiosa donna ben fatta... per la sua età. Elena Bouryka è una biondina non male, per i gusti giovani. L'unico neo è che il doppiaggio in siciliano lascia un po' a desiderare.

Recensione: Zodiac

Più che un thriller è un film storico. Le scene iniziali sono oggettivamente agghiaccianti. Sono saltato sulla sedia, ma solo perché mi strapiacciono le "storie vere". E questa è davvero "vera". La ricostruzione è perfetta e la somiglianza con le persone reali è impressionante. Purtroppo è troppo lungo. Due ore e quaranta non sono tollerabili per tutti. Lo sforzo, lo può fare chi ha nel cuore i film fatti bene, tempo da investire e chiappe resistenti. ll film dimostra ancora una volta che gli assassini la fanno franca quando i poliziotti non sono in grado di espletare al massimo le loro potenzialità. Arthur Leigh Allen era il principale inzidiato. Solo la forza di volontà un vignettista, Robert Graysmith, ha mantenuto viva la caccia... ed il film. Siccome era molto fedele alla realtà, la seconda parte del film è più "da indagine" che d'azione. Il film è una pietra miliare dei film storico-educativi e alternativi alle fiction che quotidianamente riportano in auge periodi storici in maniera soap, cioè soporifera.

Recensione: L'ultimo Re di Scozia

Idi Amin mori in Arabia Saudita il 16 agosto 2003 e fu sepolto nel cimitero Ruwais di Jedda. Il 17 agosto 2003, David Owen ha dichiarato in un' intervista a BBC Radio 4 che mentre ricopriva la carica di ministro degli esteri nel governo inglese (1977 - 1979) suggerì di assassinare Idi Amin. La sua idea fu respinta. Owen ha detto: "il regime di Amin è stato il peggiore di tutti. È una vergogna il fatto che noi gli abbiamo permesso di rimanere al potere così a lungo". La storia del protagonista è finzione. La realtà è il ritratto perfetto di un dittatore che per troppo tempo "hanno lasciato governare". Ho trovato magnifico il contrasto fra la povertà degli ugandesi e la ricchezza delle ville del loro leader: la storia di altri dittatori sparsi per il mondo. Ci sono alcune congruenze con Blood Diamond. Ad esempio, "QUE" ovvero questa è l'Africa; il protagonista bianco, l'amore impossibile. Raccapriccianti sono le scene finali. La moglie di Amin rimane incinta (tradimento) e viene fatta a pezzi: le gambe cucite al posto delle braccia e viceversa.

Doppia ipotesi per un delitto

"A Danny piace avvicinarsi ai suoi persecutori". Danny è il capo-mafia. Mi ricorda tanto l'enigmista a cui piace tanto avere un posto in prima fila per le sue carneficine. Questo però è un thriller con molta suspence e poco violenza, anzi tanta, ma circoscritta a brevi momenti. E la sopresa finale. Non è un film eccellente. Piuttosto è interessante per chi piace cercare l'assassino tra mille indizi e controindizi e i complici del cattivo. Alla fine si scopre tutto e - nel mio caso - un'autentica sorpresa ben preparata da chi ha scritto l'intreccio.

Recensione: Sunshine

Gli effetti speciali sono magnifici ed anche la ricostruzione dello spazio e delle sensazioni degli astronauti di fronte alla grandezza del sole. Peccato che la storia da realisticamente fantascientifica diventi - verso la fine - un po' pacchiana: il ragazzo che allunga la mano verso la massa solare e si brucia dopo cinque minuti di pellicola... Da notare che tra il primo ed il secondo tempo c'è stato un errore nella bobina. Il cinematografo ha tagliato la scena di avvicinamento alla navicella spaziale Icarus: i membri dell'Icarus II decidono di avvicinarsi e dopo l'intervallo, sono già dentro che la esplorano...

Recensione: 28 settimane dopo

Parte in sordina, per i primissimi minuti. Poi lo sfogo. L'assalto degli uomini rabbiosi è un turbine di occhi rossi, occhi sani, zanne, grinfie, urla, fughe, fughe, fughe... È un film avvincente, una specie di remake, ma più coinvolto nell'organizzazione della società inglese che cerca di sopravvivere e che invece era meglio sterminare tutta. È un road movie anche questo. Molto coinvolgente la fuga di notte col mirino ad infrarossi del fucile. Non è però un film imperdibile nel senso che non aggiunge nulla alla caterva di film horror dove gli zombie massacrano gli uomini sani. Bellissima la Londra spettrale e alcune scene di guerra.

venerdì 19 ottobre 2007

Recensioni Film: Natale a Miami

Premetto che è il primo che vedo della coppia Boldi-De Sica, quindi non subisco proprio l'effetto déjà vu. È un'assoluta novità.

E' stato un film davvero divertente, da spancellarsi dalle risate. E - incredibile - non si vede neanche un capezzolo e le scollature provocanti sono limitate. Il linguaggio è volgare, ma non stufa, mentre le gag sono le solite. Probabilmente mi è piaciuto perché ero in vena e a digiuno dalla coppia di comici. Onore anche a Massino Ghini, grande attore.

Recensioni Film - Recensione Sunshine


Gli effetti speciali sono magnifici ed anche la ricostruzione dello spazio e delle sensazioni degli astronauti di fronte alla grandezza del sole. Peccato che la storia da realisticamente fantascientifica diventi - verso la fine - un po' pacchiana: il ragazzo che allunga la mano verso la massa solare e si brucia dopo cinque minuti di pellicola...Da notare che tra il primo ed il secondo tempo c'è stato un errore nella bobina. Il cinematografo ha tagliato la scena di avvicinamento alla navicella spaziale Icarus: i membri dell'Icarus II decidono di avvicinarsi e dopo l'intervallo, sono già dentro che la esplorano...

Recensione: Starsky e Hutch

Per gli appassionati del genere comico-poliziesco è una bella storia. La violenza non scade mai nel sangue, nemmeno quando i due poliziotti vengono centrati dai coltelli di un musetto giallo, per dirla alla Kiesa. Un po' diseducativo quando sniffano cocaina (loro con le due bonazze di turno, tra cui Carmen Electra con le tette ridotte) o quando si fanno aiutare da un simpatico e caratteristico pappone negro. Egregia la scena della coda del ramarro. Onore alla sorvolata dell'auto in mare. Disonore alla mattanza del puledro regalato durante la festa ebraica dello spacciatore. Sul finale poi grande sopresa alla S&H. Un film che ha divertito la platea e mi ha fatto tanto ridere.

Recensione: Volver

Spettacolare l'intepretazione di Penelope Cruz o delle sue grazie? Già, perché il regista spagnolo incede parecchio sul suo décolleté, soprattutto quando non serve a nulla. Vedere Volver è stato come vedere un film di Pieraccioni, solo molto meno comico e molto più lento. Le attrici di Almodovar sono - al solito - brutte ed reali. L'ambientazione è di quelle che toglie il fiato: paesaggi bruciati dal sole e dal vento di levante. La storia... triste.

Recensione Cardiofitness


Carino. Non è un colossal e non lascerà il segno. Non ci sono Scamarcio e la Chiatti. Ci sono però la Romanoff (bellissima) e Costantini (bravo, forse un po' rigido, ma regge benissimo) e tre co-protagonisti: due ragazze e un ragazzo che fanno da spalla ad una coppia di pazzi. S'innamorano l'uno dell'altro, storia realisticamente im- e possibile. Il tutto in uno scenario di periferia romana, troppo pulita per essere vera, e in un contesto scolastico poco battuto, come in quello sportivo: il baseball. Sicuramente non vale la pena di spendere cinque euro per vederlo, a meno che non vogliate passare un mercoledì spensierato e teneramente affettuoso. 3 euro, non di più, anche se alcune parti sono da stravaccarsi. Come quando le tre amiche scoprono, previa scommessa e con un sotterfugio, la reale età di quel ragazzo neo-iscritto in palestra.

Recensione Alpha Dog

La storia è vera, verissima e raccontanta con dovizia di particolari. Purtroppo il film è un continuo andare e venire per case dove si trovano: lusso sfrenato, droga (marijuana), ragazze ricche e facili, ragazzi nullafacenti spacciatori tatuatissimi e fattissimi. Il film non ha un minimo di azione ed è volgarissimo. Bruce Willis fa una parte minore. Justine Timberlake, con quella faccia d'angioletto, non può che essere un cattivo sfigato, come lo sono tutti. Tutti, che - fattisi prendere dal panico - uccidono un ragazzino che non aveva compreso fino in fondo che razza di gente frequentasse. Johnny Truelove, rappresentato come un codardo con la pistola ed i soldi, è Jessy James Holliwood: il più giovane "most wanted" dell'FBI. Se voltete saperne di più, ci sono molti siti che trattano del suo caso, che in America ha fatto scalpore.

domenica 30 settembre 2007

Recensione: Ricordati di me


NAZIONE: Italia
GENERE: Drammatico
DURATA: 116 min.
DATA DI USCITA: 2003
REGIA: Gabriele Muccino
CAST: Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Nicoletta Romanoff, Silvio Muccino, Monica Bellucci

Ricordati di me. È un titolo, una speranza, un’incitazione, un imperativo, un valore assoluto del nostro tempo: apparire, essere qualcuno, valere qualcosa, lasciare un segno. Gabriele Muccino ragiona intorno a una delle regole effimere della modernità telematerialistica: i quindici minuti di notorietà di warholiana memoria non bastano più. Sono roba da sfigati. Lo dice il personaggio di Nicoletta Romanoff a Pietro Taricone, la cui fama si è volatilizzata al primo cambio di palinsesto. Il tema viene declinato secondo variabili generazionali, e con i debiti distinguo. Padre silenzioso e un po’ frustrato (Bentivoglio); madre attrice mancata, nevrotica, iperattiva, severa e petulante (Morante); figlio diciannovenne in cerca di un ruolo nel mondo (Muccino Jr.); figlia diciassettenne che sogna di fare la velina, la prezzemolina, la nastrina, insomma la cretina in Tv (Romanoff). Il padre ritrova la fidanzata dei vecchi tempi (Bellucci), sogna fughe d’amore e seconde possibilità. La madre resiste alla crisi di coppia tornando a recitare, ma le insicurezze la travolgono. Il ragazzino si innamora di una coetanea scafata e rischia la figuraccia. La sorella va a letto con Taricone e Silvestrin e alla fine ce la fa. Quante crisi di coppie massacrate dalla routine e dal benessere abbiamo visto al cinema? Milioni. E quanti ritratti di postadolescenti inquieti? Altrettanti. Il sospetto, con il regista romano, è che i suoi soggetti nascano dall’accumulo di luoghi comuni, dagli schematici ritratti generazionali (dopo i trentenni immaturi di L’ultimo bacio, ecco i quarantacinquenni irrisolti e i postadolescenti inquieti), dalle riflessioni semplicistiche stile rubrica di Alberoni. Del resto, l’autore si autoassolve citando addirittura Hegel: «La vera profondità sta in superficie». Sarà... Ma così si corre un grosso rischio, quello di ridurre i personaggi a “categorie”, casi da sondaggio, tipologie. Ecco allora l’uomo maturo che soffocato dalla routine si fa l’amante, o la donna frustrata che torna a coltivare i sogni del passato. Muccino è comunque regista di solido mestiere. Per carità, non un maestro, non il “nuovo Dino Risi”, ma un eccellente direttore di attori (qui recita anche la Bellucci, peraltro nel ruolo più coerente e moralmente migliore) e un notevole metteur en scène, alla francese, capace di trovare il raro equilibrio tra narrazione e rappresentazione. Meno ambizioso di L’ultimo bacio, più fluido nella costruzione - anche in proporzione alla complessità della sua struttura polifonica - Ricordati di me è un film che funziona. A patto di considerarlo un punto di partenza e non d’arrivo nell’ambito di un cinema popolare orgogliosamente “medio” .

VOTO: 6 1/2

sabato 29 settembre 2007

Recensione: Un'impresa da Dio


TITOLO ORIGINALE: Evan Almighty
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 95 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Tom Shadyac
CAST: Steve Carell, Morgan Freeman, John Goodman, Lauren Graham, Wanda Sykes

Se Morgan Freeman recita divinamente, questo non autorizza a propinarcelo nelle vesti dell'Onnipotente con ogni pretesto. Il sequel dell'esilarante Una settimana da Dio ne è solo una sua copia sbiadita. Fin dal protagonista: il sopravvalutato Steve Carell non è Jim Carrey. La storia è quello di un neodeputato al congresso che prega di poter cambiare il mondo: Dio-Morgan lo ascolta e lo designa come novello Noè. Rischierà reputazione e matrimonio, o almeno così vogliono farci credere. Ecologismo didascalico, antipolitica qualunquista, comicità facilotta strappano appena qualche sorriso. E si sa, con i santi non si scherza, se non si ha un raffinato senso dell'umorismo

domenica 23 settembre 2007

Recensioni Film

A breve le recensioni dei Film appena usciti al Cinema

mercoledì 19 settembre 2007

RECENSIONI FILM: The Rocky Horror Picture Show


TITOLO ORIGINALE: The Rocky Horror Picture Show
NAZIONE: USA
GENERE: Musicale
DURATA: 98 min.
DATA DI USCITA: 1975
REGIA: Jim Sharman
CAST: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O'Brien

Due fidanzati, Janet e Brad, a causa di un guasto alla macchina, finiscono in un sinistro castello abitato dal dottor Furter, folle transessuale, che sta per dar vita all'uomo perfetto: Rocky, biondo e abbronzato. Dopo folli avventure erotiche, i due fidanzatini si ritrovano soli nella notte. Film cult per eccellenza; delirante, aggressivo, quasi impossibile da raccontare. Infarcito di citazioni cinematografiche, non è un horror né un musical né una parodia, ma tutte queste cose insieme. Da anni, notte dopo notte, è l'immancabile appuntamento, in una sala di Milano, per i fan devoti. Come a New York.

martedì 18 settembre 2007

Recensione: The Blues Brothers


TITOLO ORIGINALE: The Blues Brothers
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 110 min.
DATA DI USCITA: 1980
REGIA: John Landis
CAST: John Belushi, Dan Aykroyd, John Candy, Carrie Fisher


I due fratelli del blues, Jake e Elwood, sono fuggiti da qualche cineteca dove si conservano i film delle migliori risate della nostra vita. Si sono travestiti di nero perché in missione “per conto di Dio”. Devono, nell’ordine, trovare 5000 dollari per impedire la chiusura dell’orfanotrofio dove sono stati allevati e dove Jake è cresciuto troppo, di peso. Spegnere la musica country e rilanciare il soul e il rythm&blues. Annientare i neonazisti dell’Illinois. Sfuggire alla furiosa ex fidanzata di Jake. Distruggere Chicago dopo un inseguimento indimenticabile. Tornare in prigione per la gioia dei detenuti. Edificare il più scintillante, esilarante e mirabile monumento al cinema demenziale. In questo prototipo, teorico, politico e narrativo, di una comicità pulsante, intelligentissima, travolgente, colta e veemente, nessuno è imperfetto.

VOTO: 8

sabato 15 settembre 2007

I Simpson al Cinema

Finalmente è uscito in Italia l'attesissimo film I Simpson nelle sale da ieri, Venerdì 14 Settembre.

Ecco il Trailer

domenica 9 settembre 2007

Trama: Ho voglia di te


NAZIONE: Italia
GENERE: Commedia
DURATA: 110 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Luis Prieto
CAST: Claudio Amendola, Laura Chiatti, Riccardo Scamarcio, Filippo Nigro, Katy Louise Saunders, Maria Chiara Augenti, Giulia Gorietti, Galatea Ranzi, Claudio Bigagli

Avevamo lasciato Step con una domanda: riuscirò mai a tornare lì, dove solo gli innamorati vivono, tre metri sopra il cielo? Le risposte stanno per arrivare... Dopo aver trascorso due anni negli Stati Uniti, STEP (Riccardo Scamarcio) torna a Roma per affrontare tutto quello che aveva cercato di gettarsi alle spalle: il dolore per l'amico che non c'è più, il difficile rapporto con la madre, un futuro "da grande" tutto da inventare e l'ingombrante etichetta di "mito" con cui fare i conti. Molte cose sono cambiate e l'incontro con la travolgente ed irresistibile GIN (Laura Chiatti) catapulterà Step verso emozioni e sensazioni che credeva d'aver provato solo per BABI (Katy Louise Saunders), il primo grande amore il cui ricordo, però, non si è mai spento...Riuscirà Gin a prendere il posto di Babi nel cuore di Step? Non sempre, in amore, sappiamo ciò che vogliamo davvero. Anche quando ci sembra di esserne sicuri.

venerdì 7 settembre 2007

Film in uscita

Film in uscita nelle sale

Al cinema da Venerdì 07 Settembre 2007


Il rabdomante
Io non sono qui
Io vi dichiaro… marito e marito
L'ora di punta
Le ragioni dell'aragosta
Premonition

Le ragioni dell'aragosta


NAZIONE: Italia
GENERE: Comico
DURATA: 94 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Sabina Guzzanti
CAST: Sabina Guzzanti, Pierfrancesco Loche, Francesca Reggiani, Cinzia Leone, Antonello Fassari, Stefano Masciarelli

Gli attori di Avanzi (programma satirico cult degli anni '90) si ritrovano dopo 15 anni in un piccolo villaggio della Sardegna, Su Pallosu.
Hanno deciso in modo piuttosto estemporaneo di mettere su uno spettacolo a sostegno della causa dei pescatori in gravi difficoltà per lo spopolamento del mare.
Tra i pescatori c’è un certo Gianni Usai, ex operaio alla Fiat ed ex sindacalista, un uomo che ha vissuto da giusto, sempre povero, sempre dedito a proteggere il lavoro dei suoi compagni.
La sua presenza è di grande ispirazione e genera l’entusiasmo sufficiente a partire, ma quello stesso entusiasmo scema rapidamente e lascia spazio a dubbi di ogni sorta.
Gli attori hanno a disposizione un grandissimo anfiteatro a Cagliari che si riempie subito. La tensione sale alle stelle...

Al Cinema dal 7 Settembre

giovedì 6 settembre 2007

Trame Film: Scrivilo sui muri


NAZIONE: Italia
GENERE: Drammatico
DURATA: 113 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Giancarlo Scarchilli
CAST: Anna Galiena, Cristiana Capotondi, Daniele De Angelis

Sole è una ragazza che ama la vita, ma ancora non lo sa. A scoprirlo la aiuta l’incontro con due ragazzi molto diversi da lei: Alex e Pierpaolo che fanno parte di un gruppo di writers, i Civil Disobedience (in omaggio al saggio scritto da Henry David Thoreau). Accompagnandoli nelle loro avventure notturne fatte di conflitti, ideali ed emozioni forti, Sole scopre la sua vera identità e il valore dell’amicizia. Ma quando si innamora di Alex, le tensioni nel gruppo provocano suo malgrado una situazione che si rivelerà pericolosa...

Prossimamente al Cinema

mercoledì 5 settembre 2007

Recensione: Donnie Darko


TITOLO ORIGINALE: Donnie Darko
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 113 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Richard Kelly
CAST: Jake Gyllenhaal, Maggie Gyllenhaal, Patrick Swayze, Drew Barrymore



Non c’è da meravigliarsi che Donnie Darko, il film scritto e diretto da Richard Kelly nel 2001 (fino a oggi inedito in Italia), in America sia diventato un cult movie (sotterraneo e poi esplosivo). Infatti, nella storia dell’adolescente disturbato (ma non più di tanti altri) e dei 28 giorni che lo separano dall’Halloween del 1988 ci sono tutte le suggestioni inquiete dell’ultimo scorcio del XX secolo: un cataclisma annunciato e una scuola malandata a un passo da quella descritta da Van Sant, allucinazioni che sembrano uscite da un B movie (il coniglio Frank) e fisionomie quotidiane che malcelano la loro mostruosità (Patrick Swayze, il ballo sexy delle bambine), viaggi nel tempo e sobborghi borghesi più inquietanti di altri mondi. E Stephen Hawking, Philip Dick, American Beauty, Duran Duran, Tears For Fears, Dukakis contro Bush senior, Giovane Holden. Il tutto miscelato e diretto con uno stile che, più di Weir o Gilliam (citati da Kelly come influenze) ricorda il David Lynch di Twin Peaks, dalla strada tra i boschi e dal prato ben curato su cui si apre la storia ai carrelli inquieti, i piccoli ralenti, i personaggi bizzarri e inspiegabili che si affacciano nelle inquadrature. Naturalmente Kelly non è Lynch e il film mette davvero troppa carne al fuoco e, a un certo punto, sembra non saper bene che direzione prendere. Ma è bizzarro e sincero quanto basta a renderlo interessante.

VOTO: 7

Trama: Il bacio che aspettavo


TITOLO ORIGINALE: In the Land of Women
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 98 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Jon Kasdan
CAST: Adam Brody, Meg Ryan, Kristen Stewart, Elena Anaya, Adrian Hough, Brenda James, Jobeth Williams, Dustin Milligan, Reece Thompson


Carter Webb, giovane autore di testi per la Tv, è stato scaricato dalla fidanzata Sophia, una celebre attrice. Triste e sconsolato, Carter decide di lasciare Los Angeles per andare a prendersi cura di sua nonna che vive in un sobborgo di Detroit, nel Michigan. Giunto sul posto, Carter entra in contatto con l'universo femminile della famiglia Hardwicke - la madre Sarah e le due figlie Paige e Lucy - vicine di casa di sua nonna. Per ognuno di loro questo incontro segna l'inizio di una nuova vita...

domenica 2 settembre 2007

Io vi dichiaro marito e marito


TITOLO ORIGINALE: I Now Pronounce You Chuck and Larry
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 115 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Dennis Dugan
CAST: Jessica Biel, Adam Sandler, Steve Buscemi, Dan Aykroyd

Chuck e Larry sono due vigili del fuoco che fingono di essere una coppia di coniugi gay per pura convenienza economica… Il primo, interpretato da Adam Sandler, è un single amante della vita, mentre il secondo, Larry (Kevin James) è un vedovo che cerca di fare tutto il possibile per proteggere i suoi figli. Una commedia degli equivoci, con un importante sfondo sociale, che vede nel cast anche la bellissima Jessica Biel, Ving Rhames, Steve Buscemi e Dan Aykroyd.

Tra i film settembre 2007 da non perdere

venerdì 31 agosto 2007

Prossimamente al Cinema

Al cinema da Venerdì 07 Settembre 2007

Il rabdomante
Io non sono qui
Io vi dichiaro… marito e marito
L'ora di punta
Le ragioni dell'aragosta
Premonition


Al cinema da Venerdì 14 Settembre 2007

I Simpson - il film
L'ultima legione
La ragazza del lago
No Country for Old Men
Sapori e dissapori


Al cinema da Venerdì 21 Settembre 2007

Black Christmas - Un Natale rosso sangue
Espiazione
Funeral Party
Piano, solo
Rec
Scrivilo sui muri
Severance - Tagli al personale
Shine a Light
SuxBad – 3 menti sopra il pelo
Two Days in Paris


Al cinema da Venerdì 28 Settembre 2007

28 settimane dopo
Grindhouse - Planet Terror
Hairspray
In Bloom
It's a Free World...
Michael Clayton
My Favourite Game
Un'impresa da Dio

Film Settembre 2007


Film Settembre 2007
:

Recensione: Domino

TITOLO ORIGINALE: Domino
NAZIONE: Francia/USA GENERE: Azione
DURATA: 125 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Tony Scott
CAST: Keira Knightley, Mickey Rourke

Poteva diventare una modella come la madre o un’attrice come il padre Laurence (Va’ e uccidi). Invece Domino Harvey (Keira Knightley) sceglie un mestiere alquanto singolare: la cacciatrice di taglie. Una vita breve ma avventurosa, una morte in circostanze non del tutto chiare (avvenuta poco prima dell’uscita americana della pellicola). Sì, avete capito bene, Domino di Tony Scott è un biopic: storia vera non di una star del cinema o di una diva del pop ma di una giovane bounty killer che ama(va) farsi accompagnare da pessimi elementi (come quello piuttosto sublime qui interpretato da Mickey Rourke). A parte qualche gigioneria d’attore che non può non strappare l’applauso (ogni riferimento a Christopher Walken, usato come in Una vita al massimo, è puramente voluto), il film è un pasticciaccio brutto dalla messa in scena frastagliata e ipercinetica, di quelle che dopo un quarto d’ora non ne puoi più (anche per il fracasso). Tony Scott non è mai stato un granché, ma perseverando con questo suo stile tonitruante, molto anni ‘80, finisce per essere anche diabolico. E non aiuta il fatto che a co-produrre ci sia l’anima buona della famiglia, vale a dire Ridley. Criticata la performance della Knightley, che invece per la sua fragilità, in una ricostruzione d’ambiente così sopra le righe, sembra la cosa meno peggio.

VOTO: 5

giovedì 30 agosto 2007

Recensione: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

TITOLO ORIGINALE: Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 136 min.
DATA DI USCITA: 2004
REGIA: Alfonso Cuaron
CAST: Emma Watson, Tom Felton, Rupert Grint, Maggie Smith, Daniel Radcliffe


Il gotico oscuro che già si era insinuato nella seconda puntata cinematografica delle avventure del giovane mago dilaga in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, per il quale Chris Columbus ha ceduto la regia al messicano Alfonso Cuarón (famoso anche in America dopo Y tu mamá también). Fin dalla seconda scena, quando Harry fugge dalla casa inospitale dello zio, incombe intorno a lui una minaccia, il parco giochi nel quale si siede si anima nella notte, qualcosa si muove tra i cespugli, un cane nero lo affronta dal buio, persino l’autobus magico a tre piani che passa a raccoglierlo per portarlo alla Taverna del Paiolo d’oro è amichevolmente inquietante e il quidditch non si gioca in un cielo luminoso ma sotto una pioggia battente. Meno familiari dei fantasmi che popolano Hogwarts, dei quadri animati e dormienti, del cavaliere senza testa, le creature della notte circondano Harry cresciuto e smagrito: il cane nero e un lupo mannaro, i Dissennatori, annunciati dal gelo e riprodotti secondo l’iconografia medievale della Morte, tutti i personaggi di una sfida antica, materializzati nel furore silenzioso di Sirius Black (il prigioniero evaso da Azkaban) che grida e si agita nei manifesti che lo ricercano e tappezzano il paese della magia. Probabilmente il migliore dei tre film (i cultori della saga letteraria sostengono che questo sia anche il migliore dei cinque libri), dove un latino (Cuarón) è riuscito a cogliere non solo il lato oscuro delle fiabe (orride testoline parlanti, libri di mostri che graffiano e mordono, alberi che divorano gli uccellini che vi si posano), ma anche tutto quello che di nero ed eccentrico scorre sotto il verde della vecchia Inghilterra e ne scompagina l’ordine. Dickens (quello più cupo, delle megere dalle dita adunche, dei mercanti di bambini e dei bassifondi londinesi) si fonde con le magie surreali di Lewis Carroll, topolini che corrono affannati, quadri che si ostinano a non darvi il passo, il tempo che si lascia maneggiare, ripercorrere, ribaltare, come in uno specchio. Gli attori adulti come sempre si prestano al gioco: i consueti Michael Gambon (Silente), Robbie Coltrane (Hagrid), Alan Rickman (Piton) e le new entry Gary Oldman (Sirius Black), David Thewlis (Lupin) e Timothy Spall (Peter Minus) recitano tutti come sui palcoscenici shakespeariani.

VOTO: 8

Recensione: Harry Potter e la camera dei segreti

TITOLO ORIGINALE: Harry Potter and the Chamber of Secrets
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 152 min.
DATA DI USCITA: 2002
REGIA: Chris Columbus
CAST: Emma Watson, Tom Felton, Rupert Grint, Richard Harris, Daniel Radcliffe


Mondo sensibile e mondo degli incantesimi. Società dei babbani (gli esseri umani con tratti di evidente inferiorità) e società dei maghi. Cultura pragmatica e cultura delle pratiche arcane. Al di là dell'universo che conosciamo, preso dalla sue beghe, fatto di decoro, case anonime, torte ipercaloriche, lavori poco gratificanti, esiste un universo in cui si rinnova la lotta perenne tra il Bene e il Male e dove le forze oscure e quelle luminose si sovrappongono e formano lunghe scie grigie e ambigue. Harry Potter, il bambino che ha sfiorato il Maligno e ne porta i segni sulla pelle (una cicatrice a forma di saetta sulla fronte) e nel cuore (la morte dei due genitori e alcune doti misteriose come l'uso del linguaggio dei serpenti) sta crescendo. La sua vita di mago (buono o malvagio?) e il suo romanzo di formazione sono scanditi dagli anni scolastici ad Hogwarts, dalle vecchie amicizie (Hermione e Ron) e dalle nuove, dai professori che si avvicendano in cattedra, dai numerosissimi enigmi disseminati dietro le mura rassicuranti e inquietanti della scuola. L'inizio del secondo ciclo delle lezioni è l'incipit delle meraviglie e dei terrori. Lo scenario creato da J.K. Rowling è uno scenario chiuso, ma poroso, pieno di passaggi, di stanze,di corridoi, di scale, di porte che si aprono e portano in altri luoghi. Il gruppo dei personaggi è un gruppo stabile e fisso, ma l'ambito scolare favorisce nuovi ingressi e la focalizzazione del racconto su figure e ruoli inediti o appena accennati nella catena stretta che lega i vari tomi. Tra le entrate narrative più rilevanti di questo secondo episodio o, meglio, seconda storia (la conoscenza e la familiarità con quello che è accaduto nel libro-film precedente non sono del tutto necessarie) sono quelle del vanesio e paradossale professore di Difesa contro le Arti Oscure, Gilderoy Allock (uno spassoso Kenneth Branagh), del perfido Lucius Malfoy (Jason Isaacs), padre del nemico di Harry, Draco, e del simpaticissimo elfo domestico Dobby. ”Harry Potter e la Camera dei Segreti“ esalta le componenti horror e dark di questa favola moderna con ragni terrificanti, un orrido basilisco che somiglia ad un drago, un platano picchiatore che usa i rami come braccia rutilanti, un diario dalle pagine bianche, alcuni bambini pietrificati e il Quidditch (lo sport preferito dai maghetti) più veloce e pericoloso di un ”rollerball“. Chris Columbus si congeda dalla serie con un film più curato negli effetti speciali e nella fotografia, più dinamico nella messa in scena, meno pressato dall'esigenza di illustrare il romanzo e più omogeneo nell'interpretazione: il naturale scarto tra il cast di attori adulti e il cast degli attori bambini è meno netto e i personaggi digitali non sfaldano le inquadrature.

VOTO: 7 1/2

lunedì 27 agosto 2007

Recensione: Harry Potter e la pietra filosofale

TITOLO ORIGINALE: Harry Potter and the Philosopher's Stone
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 152 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Chris Columbus
CAST: Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Robbie Coltrane, Maggie Smith, Tom Felton


“Harry Potter e la pietra filosofale” è il primo episodio, la prima collezione di avventure di una saga strutturata, in un’osmosi esemplare con i romanzi scritti (quattro) e annunciati (tre) di J.K. Rowling, come un mondo immaginario denso e autosufficiente. Con luoghi e azioni, personaggi e affetti modulati secondo uno schema effervescente e dinamico di “trasformazioni” e “scoperte”. È un evento cinematografico molto particolare perché è il corollario, l’illustrazione raffinata e popolare (mix eclettico tra convenzioni delle fiabe, radici gotiche e materiali della fantascienza) di un fenomeno letterario mondiale. Maghi e babbani, mondo reale e mondo immaginato, sortilegi e trasfigurazioni. Qui e altrove. Davanti e dietro lo specchio (delle brame). Come pretende la grammatica della nostra fantasia, da qualche parte ci sono un’isola, una scuola, un regno, e soprattutto un’infanzia che non vediamo o ricordiamo. Un mondo a portata di bacchetta o di viaggio in treno. Simile a quello in cui abitano e crescono i lettori e gli spettatori più piccoli. Laggiù tutto è più allegro, festoso, movimentato, spaventoso. Leggendo un testo così ricco e così chiuso il cinema si mortifica e si esalta. Si mortifica piegandosi ad una fedeltà quasi assoluta al romanzo, trasformando lo schermo bianco in un album per incollare le figurine e le situazioni mandate a memoria dagli spettatori. Si esalta con un casting eccellente. Con uno stile, un’atmosfera, una grana “all british”. Con l’estro, digitale e scenografico, di visualizzare le invenzioni del libro. Con la cura di un identikit, attendibile e gioioso, di un immaginario plasmato, sagomato e temprato in anticipo. Per assurdo, due ore e mezzo non bastano per descrivere bene le psicologie di alcuni personaggi, per approfondire alcuni passaggi, per affinare gli snodi della fiaba, per rallentare il racconto prima di accelerare verso un altro apice dell’intreccio. Il regista, lo sceneggiatore e gli attori sono un tramite tra lo spazio romanzesco e i lettori-spettatori. Cuscinetti oleati di una travolgente macchina delle meraviglie e dei balocchi. Verosimili interpreti di una fantasticheria che percorre la vecchia strada che porta dall’infanzia alla maturità. Romanzo di formazione emozionante anche per i babbani condannati a restare con i piedi per terra e incapaci di sorvolare, a cavallo di una scopa, il senso magico della vita.

VOTO: 7

mercoledì 22 agosto 2007

Recensione: Eyes Wide Shut

TITOLO ORIGINALE: Eyes Wide Shut
NAZIONE: USA/Gran Bretagna
GENERE: Drammatico
DURATA: 159 min.
DATA DI USCITA: 1999
REGIA: Stanley Kubrick
CAST: Nicole Kidman, Tom Cruise

Dopo “Full Metal Jacket” (1987), un film straordinario e sconcertante arrivato, fuori tempo, a narrarci dell’orrore della guerra del Vietnam, un altro orrore e un sotterraneo tremore pulsano nelle oblunghe sequenze dialogate di “Eyes Wide Shut”. Il desiderio e le fantasie sessuali covano la paura e la morte, la minaccia e la perdita di se stessi o dei propri lineamenti. In maschera o a viso scoperto, la geografia dei visi, la profondità dello sguardo, i sorrisi e le lacrime nascondono gli incubi e i fantasmi (come in “Shining”), le ambizioni e le sconfitte (come in “Barry Lindon”), le visioni indecifrabili (come in “2001: Odissea nello spazio”), la violenza delle pulsioni (come in “Arancia Meccanica”). Due divi popolari e moderni, Tom Cruise e Nicole Kidman sono al centro di un labirinto di parole, di attese, di stupori improvvisi, di scoperte dolorose. Alice, ex gallerista di Soho, e Bill, un medico senza alcuna qualità, presi in ostaggio dalla trama suadente del testo psicanalitico di Arthur Schnitzler, “Doppio sogno” e guardati a vista (insistiti i primi e i primissimi piani, ripetute le scene che quasi sfiorano o evocano il piano-sequenza, una “diretta”, con pochi stacchi, di un set domestico) dagli occhi di Kubrick e dalla sua volontà di raccontare della sessualità, della malattia e dell’ibernazione delle passioni. Argomenti annientati dal cicaleccio torpido di questi anni. L’apparente tema centrale del film, come sempre nella folgorante filmografia kubrickiana, è in ritardo e in anticipo. In una New York prenatalizia , artificiale e tetra, nonostante le luci colorate e bianchissime, l’inganno e il sogno sono le reciproche necessità di una coppia ordinaria sposata da nove anni, moderatamente infelice e annoiata. La deriva onirica per lei è solo mentale, un’avventura non consumata con un ufficiale della marina, mentre toccherà a lui sfiorare luoghi, corpi, odori, trappole, baci e inganni. Bill, stupefatto, si troverà impigliato in un “intrigo emozionale” senza soluzione. Capirà, forse, che il sesso è una sciarada, una messa in scena, una cerimonia agghiacciante come certi horror degli anni Cinquanta e Sessanta.

VOTO: 8 1/2

Trailer: Sicko

Michael Moore's SiCKO (official trailer)
Il Trailer ufficiale di Sicko



Trama e recensione: Seven

TITOLO ORIGINALE: Seven
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 127 min.
DATA DI USCITA: 1995
REGIA: David Fincher
CAST: Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Morgan Freeman, Brad Pitt

Sette omicidi in sette giorni. Due detective devono fermare il killer, imparando a sopportarsi.

Trama:

Un killer astuto e spietato sta uccidendo a raffica, nei modi più raccapriccianti, personaggi scelti con cura. Sulle sue tracce ci sono il giovane e ambizioso Mills, alla prima missione, e l'esperto Somerset, ormai prossimo alla pensione; personalità opposte che mal si tollerano a vicenda. Imparano a "convivere" man mano che la caccia all'assassino si fa più serrata e il mistero comincia a districarsi: il mostro sceglie le vittime e le uccide seguendo i sette peccati capitali (gola, avarizia, accidia, lussuria, superbia, invidia e ira).

A suo modo, un classico del thriller anni '90. La sceneggiatura ha idee da vendere, e il Fincher conferma di avere un occhio attento alle atmosfere torbide e ossessionate (già preannunciate dai bei titoli di testa), mentre dimostra che non c'è limite all'atrocità umana. Grande fotografia di Darius Kondhi.

Anteprima: Sicko

TITOLO ORIGINALE: Sicko
NAZIONE: USA
GENERE: Documentario
DURATA: 113 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Micheal Moore
CAST: Micheal Moore

SiCKO è un commovente ritratto del sistema sanitario statunitense (folle, spesso crudele, ma sempre desideroso di profitti), raccontato dal punto di vista di alcune persone comuni, che si trovano ad affrontare delle sfide straordinarie e strazianti nella loro ricerca di un’assistenza medica di base. Il nuovo film del realizzatore premio Oscar Michael Moore, chiede agli americani “Cosa c’è di sbagliato in noi?”. Moore mostra come il sistema sanitario statunitense sia all’ultimo posto tra le nazioni sviluppate, nonostante abbia un costo per persona maggiore di ogni altro al mondo. Il regista cerca delle risposte in Canada, Gran Bretagna e Francia, dove tutti i cittadini ricevono un’assistenza medica gratuita. Alla fine, Moore riunisce un gruppo di eroi dell’11 settembre, degli addetti alle squadre di salvataggio che ora soffrono di malattie debilitanti e a cui sono state negate le cure mediche negli Stati Uniti. Lui li accompagna in un posto decisamente inatteso, in cui riceveranno le cure necessarie che non sono disponibili nella nazione più ricca della Terra.

Data d'uscita: 24 Agosto 2007 in Italia.

Anteprima: Ratatouille

TITOLO ORIGINALE: Ratatouille
NAZIONE: USA
GENERE: Animazione
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Jan Pinkava, Brad Bird

Il premio Oscar Brad Bird (Gli incredibili) e gli autori dei Pixar Animation Studios presentano la nuova avventura d’animazione RATATOUILLE.
Un topo di nome Remy, a dispetto delle aspirazioni della sua famiglia e dell'odio che tutti i ristoranti nutrono contro questi simpatici roditori, coltiva il sogno di diventare un grande chef. Quando il destino conduce Remy nella città di Parigi, questi scopre di trovarsi esattamente al di sotto di un ristorante reso celebre dal suo mito culinario, Auguste Gusteau.
Tra mille pericoli e peripezie derivati dall’essere un improbabile e indesiderato ospite della cucina di uno dei più esclusivi ristoranti parigini, Remy si allea con lo sguattero Linguini che scopre lo straordinario talento del topo. I due concludono un accordo, innescando una divertente ed emozionante successione di eventi straordinari che metteranno in subbuglio il mondo culinario di Parigi. Remy si ritrova diviso tra la realizzazione dei suoi sogni e il ritorno definitivo alla sua precedente esistenza di topo. In quest’avventura comprenderà il senso della vera amicizia, della famiglia e del non avere altra scelta che quella di essere se stesso, un topo che vuole diventare un grande chef.

Dal 19 Ottobre nei Cinema.

martedì 21 agosto 2007

Trailer Shrek 3

Ecco il Trailer di Shrek 3



Trama: I Simpson, il film

TITOLO ORIGINALE: The Simpsons Movie
NAZIONE: USA
GENERE: Animazione
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: David Silverman

Il fim più atteso dell'anno insieme a Shrek 3, The Simpson Movie è uscito negli USA il 27 luglio, in Italia uscirà il 14 Settembre.

Trama: Homer, dopo avere acquistato un maialino come animale domestico, si ritrova con un silo di rifiuti in giardino, che Marge gli impone di portare subito in discarica. Sulla strada verso la discarica, però, decide di versare tali rifiuti nel vicino lago, inquinandolo irrimediabilmente. Intanto, il capo del dipartimento della protezione ambientale, Russ Cargill, riesce a convincere il presidente Arnold Schwarzenegger che è necessario isolare Springfield dal resto del Paese. Homer Simpson si ritroverà a dover salvare il mondo da una catastrofe che lui stesso ha scatenato...

Trama: L'Esorcista

TITOLO ORIGINALE: The Exorcist
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 120 min.
DATA DI USCITA: 1973
REGIA: William Friedkin
CAST: Lee J. Cobb, Jason Miller, Linda Blair, Max Von Sydow, Ellen Burstyn

La dodicenne Regan MacNeil, figlia della nota attrice Chris, comincia a dare insoliti segni di squilibrio: dalla sua camera provengono violenti rumori, diventa isterica ed è assillata da sogni terrificanti. Oltre a ciò, un regista amico di famiglia viene trovato morto dopo essere stato da solo con lei. I medici che l'hanno in cura si dichiarano impotenti di fronte alle stranissime manifestazioni di Regan, arrivando a ipotizzare che la ragazza sia "posseduta" da forze esterne. Di ciò si convince anche la madre, che chiama un sacerdote a visitarla: ma quando il religioso rimane vittima del Maligno che alberga nel corpo di Regan, si deve far ricorso a un vero esorcista, che ingaggia un'epica notte di battaglia col demonio.Alla sua uscita nel 1973, il film divenne subito campione d'incasso e suscitò un acceso dibattito: teologicamente molto corretto, fu però criticato per l'eccessivo realismo delle sequenze della possessione, giudicate estreme da alcuni e ridicole da altri. La vicenda, sceneggiata da William Peter Blatty da un suo romanzo, è un crescendo narrativo molto forte, messo in scena secondo i canoni tipici della "detection"; numerose polemiche, peraltro, furono provocate dal linguaggio scatologico usato dal demonio nelle corso delle sue "epifanie". La costruzione della suspense è determinata anche dalla colonna musicale, dominata dall'inquietante tema tratto da "Tubular Bells" di Mike Oldfield. Il film ebbe otto nomination, ma vinse soltanto due Oscar (sceneggiatura e suono).

lunedì 20 agosto 2007

Trama: Disturbia


TITOLO ORIGINALE: Disturbia
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: D.J. Caruso
CAST: Shia LaBeouf, Carrie-Anne Moss, David Morse, Sarah Roemer, Matt Craven, Cathy Immordino, Jose Pablo Cantillo, Aaron Yoo, Elyse Mirto

Dopo la tragica morte del padre in un incidente stradale, il giovane Kale Brecht subisce un fortissimo contraccolpo psicologico che si riflette in situazioni sempre più problematiche, culminanti in un episodio nel quale, a scuola, sfoga tutta la propria aggressività repressa. Condannato agli arresti domiciliari, mentre la madre Julie lavora giorno e notte per sbarcare il lunario, Kale - oltre a ricevere le visite di Ashley, la sua ragazza - non trova di meglio da fare che spiare i movimenti dei vicini: in particolare si concentra uno di loro, il misterioso signor Turner, e poco a poco inizia a sospettare che possa trattarsi di un serial killer. Ma è la verità o solamente il frutto della sua fervida immaginazione?

domenica 19 agosto 2007

Recensione: Matrix


TITOLO ORIGINALE: The Matrix
NAZIONE: USA
GENERE: Fantascienza
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 1999
REGIA: Larry Wachowski, Andy Wachowski
CAST: Hugo Weaving, Carrie-Anne Moss, Laurence Fishburne, Keanu Reeves


Amico: guardati attorno, apri chi occhi, (ri)prendi co(no)sc(i)enza, esci dal letargo. Il mondo non è altro che una gigantesca Realtà Virtuale dove non conti più niente, sei un numero da giocare al superenalotto, una spina dove inserire il programma che più aggrada a chi davvero detiene il potere, vuole controllare e gode nell’annientare personalità, individualità, sogni, speranze, lotte. Il secondo film dei fratelli Wachowski è un film di resistenza sulla Resistenza. Quella operata da un gruppo di hacker buoni, comandati dal carismatico Morfeo (Dio del Sonno) e guidati da colui che loro reputano essere l’Eletto, vale a dire Neo (il Nuovo), forse solo un impiegato di una società di software o forse il vero “Piccolo Buddha” tanto atteso (è Keanu-Johnny-Mnemonic-Reeves), il Siddharta che lo stanco Pianeta Terra di fine secolo e di fine millennio sta aspettando per rigenerarsi e ribellarsi. Da buon partigiano, Neo con coraggio affronterà poliziotti talmente forti da far impallidire il ricordo di Terminator; e, soprattutto, sfiderà se stesso, i propri limiti, le gabbie mentali dentro alle quali ogni persona s’intrufola per timore di non farcela, di non essere all’altezza. Certo, siamo sempre dalle parti del Bene contro il Male: “Matrix” - un nome in codice che sottolinea “l’origine” da cui, probabilmente, ciascuno di noi proviene - è una sorta di gigantesco utero che ingoia tutti e ciascuno; e i soldati di Morfeo sono il Settimo Cavalleggeri (sotto c’è sempre il western) pronto a intervenire, come d’abitudine, quando la Carovana è circondata. Ma il fascino di questo musical a fibre ottiche dove i personaggi ballano al ritmo del “chip to chip”, è nella geniale commistione di generi e stili, di atmosfere e umori: John Woo, Bruce Lee, un po’ di Bruckheimer’s Touch, fumetti manga, Asimov e Gibson (sia nel senso di William che del Mel di “Arma letale”), effetti speciali che azzerano in due ore il pur recente fantasmagorico passato, filosofie orientali e New Age, comic-book, sesso (poco), bugie (molte) e videogame.

VOTO: 7

Recensione: Resident Evil: Apocalypse


TITOLO ORIGINALE: Resident Evil: Apocalypse
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 97 min.
DATA DI USCITA: 2004
REGIA: Alexander Witt
CAST: Milla Jovovich, Oded Fehr, Ali Larter, Iain Glen


Atto secondo di Resident Evil, la saga ispirata al videogame con la tenace e letale Alice che in un avveniristico futuro combatte contro i mutanti trasformati in zombi da un micidiale virus, e contro la multinazionale che ha favorito questa trasformazione di massa. Tanto era dignitoso il primo episodio, quanto è incredibilmente brutto questo Apocalypse. In una estenuante gara di sciatteria saltano fuori altre guerriere senza un vero ruolo nella vicenda (Jill), morti viventi truccati malissimo, corpi speciali che spaccano, ammazzano e vengono a loro volta ammazzati senza un perché (di sculto la scena dei cani zombi!). D’accordo, da film come Resident Evil, così evidentemente concentrati sul loro potenziale immaginifico, non ci si aspetta sceneggiature raffinate, ma quando ci sono frasi tipo «Angela Ashcroft, non è un nome da adulta per una bambina come te?», rivolto alla piccola coprotagonista, siamo in regime di conclamata deficienza. E comunque il film pecca pesante anche sulla spettacolarità: un gran fracasso ma senza senso alcuno. La coproduzione tedesca è la stessa del controverso Der Untergang sugli ultimi giorni di Hitler. E Wenders ha detto che tra i due film, è meglio Resident Evil. Tremiamo al solo pensiero di come possa essere quell’altro!

VOTO: 4

Recensione: Mio fratello è figlio unico

NAZIONE: Italia
GENERE: Drammatico
DURATA: 100 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Daniele Luchetti
CAST: Riccardo Scamarcio, Luca Zingaretti, Angela Finocchiaro


Accio e Malrico, fratelli coltelli nell'Agro Pontino degli anni 60. Uno fascista, l'altro "comunista così". Intorno la famiglia proletaria di una volta, costretta in una catapecchia, comunicazione "orizzontale" fatta di botte, frustrazioni tenute buone dai sermoni del prete. Tocca ai due figli sfogare la rabbia ribellandosi, picchiando e picchiandosi, amando (la stessa ragazza), dividendosi e ritrovandosi. Il "cattivo", Accio, cambia idea e accetta la deriva del "buono". La cosa sinceramente molto bella di Mio fratello è figlio unico (di Rino Gaetano c'è solo il titolo) è il tentativo di raccontare quei personaggi lì e quel momento della Storia attraverso un linguaggio vivo, non didascalico, che crei empatia con situazioni apparentemente lontanissime e invece nel nostro dna nonostante le rimozioni e i rincitrullimenti della Tv. A chi si rivolge, il film di Daniele Luchetti, se non alla tribù di Moccia & Brizzi? È così che si dovrebbe tornare a concepire il cinema medio-alto: scegliendo i miti, intesi come storie condivise di una comunità, e divulgandoli in maniera semplice, anche un po0 ruffiana. Ben consapevoli dei limiti di un'operazione simile, tipo le carinerie o l'overdose di sceneggiatura dei soliti Rulli & Petraglia (+ il regista). Ottimo cast, specie Elio Germano. Folgorante Diane Fleri (Francesca).

VOTO: 7

sabato 18 agosto 2007

Recensione: Rocky Balboa


TITOLO ORIGINALE: Rocky Balboa
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 102 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Sylvester Stallone
CAST: Sylvester Stallone, Tony Burton, Burt Young


Eccolo qua, uno di quei testi a cui si è costretti a prestare la massima attenzione metafilmica. Che è ormai gioco sporco e da signorini, però talvolta inevitabile. E anche opportuno, come nel caso del ritorno davanti e dietro la mdp (e alla penna) di Sylvester Stallone. Il quale non ne azzecca una da più di dieci anni, e lo sa bene. Dunque, che fa? Non si candida ad alcuna presidenza: torna sulle orme del pugile che l'han premiato e reso noto, e riflette sulla condizione (personale, ma non solo) della star, di una generazione hollywoodiana che sta scomparendo (al di là di ogni giudizio di merito), su un orizzonte che un tempo si vedeva come aspirazione e ora è tristemente un epitaffio. Stallone è ormai un fantasma (occhio all'ultimissima immagine al cimitero, non certo casuale), e anche il suo cinema è trasparente. A rischio retorica e ridicolo involontario: però l'onestà autoriale è tutta lì, in una messinscena d'antan che non esiste più, e in una scrittura limpidissima che ormai fa quasi paura perché fuori tempo. E a suo modo commuove. Rocky Balboa è l'unico film necessario contemporaneo che faccia il punto sul ruolo dell'attore/autore. In questo, fa il paio con Potere assoluto di Eastwood.

VOTO: 6 1/2

martedì 14 agosto 2007

Recensione: Manuale d'amore 2


NAZIONE: Italia
GENERE: Commedia
DURATA: 120 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Giovanni Veronesi
CAST: Sergio Rubini, Carlo Verdone, Riccardo Scamarcio, Claudio Bisio, Fabio Volo, Antonio Albanese


Il seguito del fortunatissimo Manuale d'amore vive essenzialmente di corpi. Verdone, Rubini, Bellucci, Scamarcio, Bisio, Albanese, Bobulova, Volo bastano a legittimare l'operazione. A non sentirsi traditi dopo aver sborsato 7 euro e mezzo. Possono bastare. Se poi ci aggiungiamo una bella canzone, Eppure sentire, cantata da Elisa e l'hit della stagione, Sei nell'anima di Gianna Nannini, può persino diventare pleonastico impegnarsi a scrivere quattro soggetti dignitosi per altrettanti episodi che, in teoria, avrebbero dovuto rinvedire la gloriosa tradizione del nostro cinema a episodi. Perché questo è il punto: tra product placement, brani da iPod, star vere e presunte, fotografie erotiche strappate ai frame di una scena annunciata bollente centellinate ai giornali per creare abilmente l'attesa, chissenefrega di costruire copioni che abbiano voglia di rielaborare (in grottesco, in cinismo, in politicamente scorretto) temi di strettissima attualità, Tra l'altro, si fa per dire. Perché come gli accade sovente da un quarto di secolo a questa parte, il cinema italiano arriva sempre un secondo dopo l'evolversi della realtà, senza più precederla, al massimo correndole accanto. E così, ecco la Spagna di Zapatero trionfare come approdo sicuro per fecondazioni assistite e matrimoni gay. Ecco l'Italia che vediamo tutti i giorni nei Tg. Che la commedia all'italiana sia ammalata lo conferma il fatto che Manuale d'amore 2 vive le sue emozioni quasi sempre negli ospedali. La fisioterapista Bellucci (d'imbarazzante staticità) massaggia i dolori del giovane Scamarcio in un nosocomio dove spunta il cameo di Fiorello e nulla più (e la strombazzatissima scena pepata è un'incredibile sola). La coppia sterile Volo-Bobulova plana su Barcellona per aggirare le vaticaniste leggi italiane e nelle modernissime stanze di una clinica solo la verve di Barbora scalda il gelo creato dalla pochezza di idee dei tre sceneggiatori (Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Andrea Agnello). A un Carlo Verdone di puro mestiere viene addirittura un infarto, per abuso di viagra e presunzione; e il suo addio non può che consumarsi parallelamente agli sos che il suo elettrocardiogramma generosamente gli suggerisce. Il capitolo migliore è senza dubbio quello che vede Sergio Rubini e Antonio Albanese coppia omosessuale in procinto di convolare a provocatorie nozze. Qui le situazioni, le battute, il lavoro dei due attori (ma anche di Gea Lionello), le riprese in steady dell'operatore, e la sorprendente imitazione di un E.T. prima nostalgico quindi gayo, riescono a sintonizzarsi su una felice sintesi, da episodio vero, da piccolo film centrato e concentrato. La cornice, lasciata alla calda voce del dj Claudio Bisio, fa rimpiangere il Francesco Nuti di Stregati e il colpo di scena che lo sconquassa alla fine è proporzionale all'ovvietà di molta parte del girato. Il Veronesi regista è innamorato (la sua Valeria Solarino scende da un taxi e sorride alla camera), persino poeticamente impegnato (il finale sotto le lenzuola), ma deve sforzarsi di più. Inutile rimpiangere i Risi e i Comencini, i Flaiano e gli Age e Scarpelli, i Gassman e gli Ugo Tognazzi se poi ci si accontenta esclusivamente di corpi capaci di emanare effluvi di un glamour alla "Diva & Donna", e solo quelli.

VOTO: 5

Recensione: Schindler's List


TITOLO ORIGINALE: Schindler's List
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 194 min.
DATA DI USCITA: 1993
REGIA: Steven Spielberg
CAST: Beatrice Macola, Caroline Goodall


Spielberg ha dato vita a un incubo vivissimo, ed è tornato a essere il grande regista di un tempo, quello che sa materializzare i fantasmi più cupi, suscitare la commozione più intensa, tratteggiare perplessità, inquietudini, maturazioni, Schindler's List è certamente il film più teso, compatto e coinvolgente diretto da Spielberg nell'ultimo decennio. Sulla carta la storia di Schindler sembra facile. In realtà, la sua traduzione cinematografica è piena di trabocchetti: primo fra tutti, quello della retorica, in agguato con le immagini dell'Olocausto, con una rappresentazione schematica dei nazisti da una parte e del "buon" Schindler dall'altra. Ma non c'è retorica in questo film. Schindler non è né buono né cattivo; è un tedesco che ama la bella vita, è l'ennesimo ragazzo di Spielberg, che si trova di fronte a immagini tremende e inaccettabili. Un film costruito con virtuosismo e commozione su sequenze lunghissime e complesse, dove il disorientamento iniziale piano piano dà corpo a una tragedia.

VOTO: 9

lunedì 13 agosto 2007

Recensioni: Il gladiatore


TITOLO ORIGINALE: The Gladiator
NAZIONE: USA
GENERE: Avventura
DURATA: 150 min.
DATA DI USCITA: 2000
REGIA: Ridley Scott
CAST: Russel Crowe, Connie Nielsen


La storia di un generale che diventa uno schiavo, viene venduto come gladiatore, ingaggia una battaglia all’ultimo sangue al Colosseo e si vendica del figlio di un imperatore che gli ha fatto massacrare la famiglia. Una storia che colpisce. Ci sarebbero tutti gli elementi per appassionarsi a questo “Il gladiatore” diretto da Ridley Scott. Uno in particolare: Russell Crowe. L’attore neozelandese, nei panni dell’ispanico generale Massimo, è come circondato da un alone di potenza, è un barbaro del set, una presenza massiccia e magnetica come da tempo non ci capitava di vedere sui palcoscenici di celluloide. Le riserve, invece, sono di tipo estetico. Nelle mani del regista di “Blade Runner”, le sequenze d’azione e tutti quei combattimenti che dovrebbero rappresentare il fulcro spettacolare dell’opera perdono consistenza. Le immagini sono state trattate con il computer, il loro andamento è sincopato, suddiviso in “frame by frame” secondo una tecnica tipica della pubblicità. Così la lotta acquista velocità e accresce l’impatto sull’occhio ma perde qualunque armonia. “Il gladiatore” è un film che crolla nel buco nero delle sue coreografie assenti, inciampa nella totale mancanza di senso plastico (un delitto, con uno come Crowe), confonde lo sguardo e lo stordisce con il fragore dei duelli ma non coinvolge mai. A Scott interessano i controluce, le tendine, le sovrimpressioni e l’immaginario digitale. Non abbiamo niente contro la grafica computerizzata e non ci dispiace la sua Roma cupa, fantascientifica, priva di volumi. Ma quando la macchina da presa scende nell’arena insieme a Massimo non è capace di restare impiantata nella polvere. Questo è grave. In mezzo alle luminescenze di un cinema alogeno giganteggiano però tutti gli attori: grande Joaquin Phoenix (fragile e cattivo), mentre Connie Nielsen (Lucilla) dopo “Mission to Mars” si riconferma interprete affascinante.

VOTO: 6

Recensione: Pulp Fiction


TITOLO ORIGINALE: Pulp Fiction
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 94 min.
DATA DI USCITA: 1994
REGIA: Quentin Tarantino
CAST: John Travolta, Uma Thurman, Samuel L. Jackson


Comincia in una tavola calda, con una coppia di fidanzati un po' scoppiati che discutono sulla maniera migliore di far soldi; e, visto che le rapine agli spacci di alcolici sono diventate troppo pericolose, i due si guardano teneramente, si baciano e, pistola spianata, saltano in piedi urlando come assatanati e rapinano la tavola calda. Prosegue con due killer, un nero e un bianco che è appena tornato dall'Olanda, che disquisiscono sulla maniera europea di mangiare gli hamburger, poi regolano i conti con una banda di pivelli, e uno dei due (Travolta, con l'anellino all'orecchio) porta a ballare la ragazza del suo capo (Uma Thurman, con la pelle più bianca e i piedi più belli della storia del cinema). Flashback su un ragazzino che riceve da un militare pomposo l'orologio d'oro lasciatogli dal padre (conservato per i 5 anni della prigionia nell'unico anfratto del corpo nel quale i giapponesi non frugano, ed espulso con un attacco di dissenteria). Da grande, il ragazzino è il pugile suonato Bruce Willis, anche lui sulla lista nera di due killer. Qualche altro massacro, un paio di scontri a fuoco e un sacco di personaggi dementi, poi ci si ritrova tutti nella tavola calda dell'inizio, con i due fidanzati rapinatori faccia a faccia con i due killer. Il bello è che gli episodi non sono in successione cronologica (e talvolta incontriamo chi abbiamo visto morire nell'episodio precedente); e che (ancora più bello), per quanto cerchiate e analizziate, non troverete un solo, minimo errore di costruzione e consequenzialità, in questo secondo, irresistibile travolgente pastiche di Quentin Tarantino. Pulp Fiction (che in America designa la letteratura gialla un po' sensazionalistica, che negli anni ’40 e ’50 si stampava sulla carta più scadente) è la risposta di Tarantino a tutti quelli che si sono indignati per il troppo sangue versato nelle Jene; ne versa altrettanto, ma con ironia più esplicita e irridente. A tutti quelli che hanno liquidato Le jene e Una vita al massimo (scritto da Tarantino e diretto da Tony Scott) come banali action movies tutti effettacci; invece Tarantino gioca soprattutto sulle sceneggiature, geniali, di ferro; ricchissime. A tutti quelli che l'hanno scambiato per l'ennesimo ragazzaccio alla moda, senza capire che il suo cinema è l'ultima mutazione possibile di «quei cattivi ragazzi» (e dell'iperrealismo disperato) di Scorsese: quella che rivolta tutto in una risata macabra, lacerata, autoironica. La nuovissima Hollywood comincia da qui.

VOTO: 8

Recensione: Fight Club


TITOLO ORIGINALE: Fight Club
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 135 min.
DATA DI USCITA: 1999
REGIA: David Fincher
CAST: Brad Pitt, Edward Norton, Helena Bonham Carter


Edward Norton è uscito indenne da “American History X” però non riesce più a dormire. "Chi soffre d’insonnia non è mai sveglio, non è mai addormentato": che fare? Presenziare a tutti i corsi terapeutici di ciascuna malattia - fisica e psicologica - esistente nella sfera occidentale: lì un pianto lo si rimedia sempre. Poi, nella vita dell’uomo, inciampano – rispettivamente – Marla Singer e Tyler Durden, una donna e un uomo alla deriva, lei alla ricerca di qualcuno o qualcosa che la smuova dentro e fuori, lui con in testa un disegno ben definito, un “Fight Club” dove pestarsi a sangue per tornare a sentirsi vivi ("Non voglio morire senza cicatrici"). Durden intuisce che il “dormiente” è un potenziale complice del suo rivoluzionario (nichilista?) percorso e quindi gli brucia la casa perché "le cose che possiedi finiscono col possederti" e perché "solo quando hai perso tutto sei libero di fare ciò che vuoi". Infatti. Il “Fight Club” ben presto si trasforma nel “Progetto Tumulto”: far esplodere il cuore dell’economia mondiale. Confuso (quella facile svolta nel “doppio”…), cronenberghiano senza coraggio, tra “L’esercito delle 12 scimmie” e “Matrix”, il nuovo Fincher delude le attese, pasticcia la narrazione con una saggistica “all’americana” banale e superficiale, e rimane stampato nella memoria solo per la straziata e(ppur) bellissima Helena Bonham Carter e l’ormai solito immenso Edward Norton.

VOTO: 7 1/2

domenica 12 agosto 2007

Recensione: Lara Croft Tomb Raider


TITOLO ORIGINALE: Lara Croft Tomb Raider
NAZIONE: USA
GENERE: Avventura
DURATA: 100 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Simon West
CAST: Angelina Jolie, Daniel Craig


Tomb Raider, Blockbuster implacabile come una piaga d’Egitto e diretto da Simon West, caposcuola degli “shooter”, quei registi della nuova generazione pagati per piazzare la macchina da presa e assecondare i desideri del produttore o dell’ufficio marketing. Sulla falsariga di un celebre videogame della Eidos, ma ispirandosi a Indiana Jones, scorrono sullo schermo le avventure di Lara Croft, eroina entusiasmante davanti alla consolle ma drammaticamente scialba sul grande schermo. Colpi di scena zero, situazioni riciclate senza pudore, intreccio narrativo buttato lì per caso, tanto per giustificare un’operazione di cui non si sentiva il bisogno. Su tutto domina Angelina Jolie, che strabuzza gli occhi e sporge le labbra ad ogni primo piano. Ha vinto un inspiegabile Oscar (per “Ragazze interrotte”) ma il suo unico merito cinematografico è il marito.

VOTO: 3

sabato 11 agosto 2007

Recensione: La sottile linea rossa


TITOLO ORIGINALE: The Thin Red Line
NAZIONE: USA
GENERE: Guerra
DURATA: 170 min.
DATA DI USCITA: 1998
REGIA: Terrence Malick
CAST: Nick Nolte, Woody Harrelson, Sean Penn, John Cusack, John Travolta, George Clooney, Jim Caviezel

Un labirinto di fili d‘erba, di pensieri fluttuanti, di pallottole, di sangue, di parole, di sudore, di nuvole e di paura. “La sottile linea rossa” diretto da Terrence Malick, il J.D. Salinger del cinema hollywoodiano, dopo un silenzio durato venti anni, è una magnifica sinfonia sull‘orrore della guerra e sull‘estasi arcaica e immutabile della natura. Il confine da difendere ha un nome carico di storia, di morti e di memorie dolorose: Guadalcanal. Su quelle colline, in quella giungla, tra gli alberi e i villaggi di quell’isola gli uomin di una compagnia dell’esercito vivono la loro battaglia mentre il regista cancella il ricordo, l‘iconografia e soprattutto il tempo del cinema di guerra. Ci sono gli ordini secchi e perentori, la cima da conquistare, i colpi di cannone, le granate, le mutilazioni, le ferite, lo scontro con i nemici, il fuoco e il fumo delle armi. Malick conosce molto bene i materiali, le situazioni, gli archetipi e gli stereotipi dell’epica bellica e le cadenze omeriche con le quali descrivere atmosfere e gesta. Intorno e dentro queste atmosfere e queste gesta, spesso sospese e dilatate, si impongono allo sguardo i cieli infiniti, le piante, l‘acqua, gli animali, la luce e gli spazi, inquadrati con la purezza estatica del cinema muto, con l‘incanto sensuale di Murnau. Il conflitto tra i giapponesi e gli americani introietta l’eterna contrapposizione tra cultura e natura, i dubbi filosofici ed esistenziali. Le voci fuori campo, tecnica narrativa che il regista riprende dai suoi due unici film precedenti, ”La rabbia giovane“ (1973) e ”I giorni del cielo“ ( 1978), diventano un coro frastagliato di voci interiori, una gamma di emozioni e conoscenze, di saggezze e di convinzioni. La guerra, ai tempi di Omero e di Joyce, è un evento collettivo e la macchina da presa scivola, lenta, rispettosa, pacificata sulle facce e sui pensieri. Il soldato Witt, il capitano Staros, il capitano Gaff, il tenente colonnello Tall, il sergente maggiore Welsh, il sergente Keck, il sergente McCron e tutti gli altri sono le solitarie e anomale flessioni di un mito battezzato con il sangue.
E.M.

VOTO: 9