Al cinema da Venerdì 07 Settembre 2007
Il rabdomante
Io non sono qui
Io vi dichiaro… marito e marito
L'ora di punta
Le ragioni dell'aragosta
Premonition
Al cinema da Venerdì 14 Settembre 2007
I Simpson - il film
L'ultima legione
La ragazza del lago
No Country for Old Men
Sapori e dissapori
Al cinema da Venerdì 21 Settembre 2007
Black Christmas - Un Natale rosso sangue
Espiazione
Funeral Party
Piano, solo
Rec
Scrivilo sui muri
Severance - Tagli al personale
Shine a Light
SuxBad – 3 menti sopra il pelo
Two Days in Paris
Al cinema da Venerdì 28 Settembre 2007
28 settimane dopo
Grindhouse - Planet Terror
Hairspray
In Bloom
It's a Free World...
Michael Clayton
My Favourite Game
Un'impresa da Dio
venerdì 31 agosto 2007
Prossimamente al Cinema
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Film Settembre 2007
Film Settembre 2007:
- Shrek 3
- I Simpson, il Film
- Ratatouille
- Die Hard - Vivere o morire
- Un'impresa da Dio
- La bussola d'oro
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Recensione: Domino
TITOLO ORIGINALE: Domino
NAZIONE: Francia/USA GENERE: Azione
DURATA: 125 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Tony Scott
CAST: Keira Knightley, Mickey Rourke
VOTO: 5
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giovedì 30 agosto 2007
Recensione: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
TITOLO ORIGINALE: Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 136 min.
DATA DI USCITA: 2004
REGIA: Alfonso Cuaron
CAST: Emma Watson, Tom Felton, Rupert Grint, Maggie Smith, Daniel Radcliffe
Il gotico oscuro che già si era insinuato nella seconda puntata cinematografica delle avventure del giovane mago dilaga in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, per il quale Chris Columbus ha ceduto la regia al messicano Alfonso Cuarón (famoso anche in America dopo Y tu mamá también). Fin dalla seconda scena, quando Harry fugge dalla casa inospitale dello zio, incombe intorno a lui una minaccia, il parco giochi nel quale si siede si anima nella notte, qualcosa si muove tra i cespugli, un cane nero lo affronta dal buio, persino l’autobus magico a tre piani che passa a raccoglierlo per portarlo alla Taverna del Paiolo d’oro è amichevolmente inquietante e il quidditch non si gioca in un cielo luminoso ma sotto una pioggia battente. Meno familiari dei fantasmi che popolano Hogwarts, dei quadri animati e dormienti, del cavaliere senza testa, le creature della notte circondano Harry cresciuto e smagrito: il cane nero e un lupo mannaro, i Dissennatori, annunciati dal gelo e riprodotti secondo l’iconografia medievale della Morte, tutti i personaggi di una sfida antica, materializzati nel furore silenzioso di Sirius Black (il prigioniero evaso da Azkaban) che grida e si agita nei manifesti che lo ricercano e tappezzano il paese della magia. Probabilmente il migliore dei tre film (i cultori della saga letteraria sostengono che questo sia anche il migliore dei cinque libri), dove un latino (Cuarón) è riuscito a cogliere non solo il lato oscuro delle fiabe (orride testoline parlanti, libri di mostri che graffiano e mordono, alberi che divorano gli uccellini che vi si posano), ma anche tutto quello che di nero ed eccentrico scorre sotto il verde della vecchia Inghilterra e ne scompagina l’ordine. Dickens (quello più cupo, delle megere dalle dita adunche, dei mercanti di bambini e dei bassifondi londinesi) si fonde con le magie surreali di Lewis Carroll, topolini che corrono affannati, quadri che si ostinano a non darvi il passo, il tempo che si lascia maneggiare, ripercorrere, ribaltare, come in uno specchio. Gli attori adulti come sempre si prestano al gioco: i consueti Michael Gambon (Silente), Robbie Coltrane (Hagrid), Alan Rickman (Piton) e le new entry Gary Oldman (Sirius Black), David Thewlis (Lupin) e Timothy Spall (Peter Minus) recitano tutti come sui palcoscenici shakespeariani.
VOTO: 8
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Recensione: Harry Potter e la camera dei segreti
TITOLO ORIGINALE: Harry Potter and the Chamber of Secrets
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 152 min.
DATA DI USCITA: 2002
REGIA: Chris Columbus
CAST: Emma Watson, Tom Felton, Rupert Grint, Richard Harris, Daniel Radcliffe
Mondo sensibile e mondo degli incantesimi. Società dei babbani (gli esseri umani con tratti di evidente inferiorità) e società dei maghi. Cultura pragmatica e cultura delle pratiche arcane. Al di là dell'universo che conosciamo, preso dalla sue beghe, fatto di decoro, case anonime, torte ipercaloriche, lavori poco gratificanti, esiste un universo in cui si rinnova la lotta perenne tra il Bene e il Male e dove le forze oscure e quelle luminose si sovrappongono e formano lunghe scie grigie e ambigue. Harry Potter, il bambino che ha sfiorato il Maligno e ne porta i segni sulla pelle (una cicatrice a forma di saetta sulla fronte) e nel cuore (la morte dei due genitori e alcune doti misteriose come l'uso del linguaggio dei serpenti) sta crescendo. La sua vita di mago (buono o malvagio?) e il suo romanzo di formazione sono scanditi dagli anni scolastici ad Hogwarts, dalle vecchie amicizie (Hermione e Ron) e dalle nuove, dai professori che si avvicendano in cattedra, dai numerosissimi enigmi disseminati dietro le mura rassicuranti e inquietanti della scuola. L'inizio del secondo ciclo delle lezioni è l'incipit delle meraviglie e dei terrori. Lo scenario creato da J.K. Rowling è uno scenario chiuso, ma poroso, pieno di passaggi, di stanze,di corridoi, di scale, di porte che si aprono e portano in altri luoghi. Il gruppo dei personaggi è un gruppo stabile e fisso, ma l'ambito scolare favorisce nuovi ingressi e la focalizzazione del racconto su figure e ruoli inediti o appena accennati nella catena stretta che lega i vari tomi. Tra le entrate narrative più rilevanti di questo secondo episodio o, meglio, seconda storia (la conoscenza e la familiarità con quello che è accaduto nel libro-film precedente non sono del tutto necessarie) sono quelle del vanesio e paradossale professore di Difesa contro le Arti Oscure, Gilderoy Allock (uno spassoso Kenneth Branagh), del perfido Lucius Malfoy (Jason Isaacs), padre del nemico di Harry, Draco, e del simpaticissimo elfo domestico Dobby. ”Harry Potter e la Camera dei Segreti“ esalta le componenti horror e dark di questa favola moderna con ragni terrificanti, un orrido basilisco che somiglia ad un drago, un platano picchiatore che usa i rami come braccia rutilanti, un diario dalle pagine bianche, alcuni bambini pietrificati e il Quidditch (lo sport preferito dai maghetti) più veloce e pericoloso di un ”rollerball“. Chris Columbus si congeda dalla serie con un film più curato negli effetti speciali e nella fotografia, più dinamico nella messa in scena, meno pressato dall'esigenza di illustrare il romanzo e più omogeneo nell'interpretazione: il naturale scarto tra il cast di attori adulti e il cast degli attori bambini è meno netto e i personaggi digitali non sfaldano le inquadrature.
VOTO: 7 1/2
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lunedì 27 agosto 2007
Recensione: Harry Potter e la pietra filosofale
TITOLO ORIGINALE: Harry Potter and the Philosopher's Stone
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 152 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Chris Columbus
CAST: Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Robbie Coltrane, Maggie Smith, Tom Felton
“Harry Potter e la pietra filosofale” è il primo episodio, la prima collezione di avventure di una saga strutturata, in un’osmosi esemplare con i romanzi scritti (quattro) e annunciati (tre) di J.K. Rowling, come un mondo immaginario denso e autosufficiente. Con luoghi e azioni, personaggi e affetti modulati secondo uno schema effervescente e dinamico di “trasformazioni” e “scoperte”. È un evento cinematografico molto particolare perché è il corollario, l’illustrazione raffinata e popolare (mix eclettico tra convenzioni delle fiabe, radici gotiche e materiali della fantascienza) di un fenomeno letterario mondiale. Maghi e babbani, mondo reale e mondo immaginato, sortilegi e trasfigurazioni. Qui e altrove. Davanti e dietro lo specchio (delle brame). Come pretende la grammatica della nostra fantasia, da qualche parte ci sono un’isola, una scuola, un regno, e soprattutto un’infanzia che non vediamo o ricordiamo. Un mondo a portata di bacchetta o di viaggio in treno. Simile a quello in cui abitano e crescono i lettori e gli spettatori più piccoli. Laggiù tutto è più allegro, festoso, movimentato, spaventoso. Leggendo un testo così ricco e così chiuso il cinema si mortifica e si esalta. Si mortifica piegandosi ad una fedeltà quasi assoluta al romanzo, trasformando lo schermo bianco in un album per incollare le figurine e le situazioni mandate a memoria dagli spettatori. Si esalta con un casting eccellente. Con uno stile, un’atmosfera, una grana “all british”. Con l’estro, digitale e scenografico, di visualizzare le invenzioni del libro. Con la cura di un identikit, attendibile e gioioso, di un immaginario plasmato, sagomato e temprato in anticipo. Per assurdo, due ore e mezzo non bastano per descrivere bene le psicologie di alcuni personaggi, per approfondire alcuni passaggi, per affinare gli snodi della fiaba, per rallentare il racconto prima di accelerare verso un altro apice dell’intreccio. Il regista, lo sceneggiatore e gli attori sono un tramite tra lo spazio romanzesco e i lettori-spettatori. Cuscinetti oleati di una travolgente macchina delle meraviglie e dei balocchi. Verosimili interpreti di una fantasticheria che percorre la vecchia strada che porta dall’infanzia alla maturità. Romanzo di formazione emozionante anche per i babbani condannati a restare con i piedi per terra e incapaci di sorvolare, a cavallo di una scopa, il senso magico della vita.
VOTO: 7
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mercoledì 22 agosto 2007
Recensione: Eyes Wide Shut
TITOLO ORIGINALE: Eyes Wide Shut
NAZIONE: USA/Gran Bretagna
GENERE: Drammatico
DURATA: 159 min.
DATA DI USCITA: 1999
REGIA: Stanley Kubrick
CAST: Nicole Kidman, Tom Cruise
VOTO: 8 1/2
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Trailer: Sicko
Michael Moore's SiCKO (official trailer)
Il Trailer ufficiale di Sicko
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Trama e recensione: Seven
TITOLO ORIGINALE: Seven
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 127 min.
DATA DI USCITA: 1995
REGIA: David Fincher
CAST: Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey, Morgan Freeman, Brad Pitt
Sette omicidi in sette giorni. Due detective devono fermare il killer, imparando a sopportarsi.
Trama:
Un killer astuto e spietato sta uccidendo a raffica, nei modi più raccapriccianti, personaggi scelti con cura. Sulle sue tracce ci sono il giovane e ambizioso Mills, alla prima missione, e l'esperto Somerset, ormai prossimo alla pensione; personalità opposte che mal si tollerano a vicenda. Imparano a "convivere" man mano che la caccia all'assassino si fa più serrata e il mistero comincia a districarsi: il mostro sceglie le vittime e le uccide seguendo i sette peccati capitali (gola, avarizia, accidia, lussuria, superbia, invidia e ira).
A suo modo, un classico del thriller anni '90. La sceneggiatura ha idee da vendere, e il Fincher conferma di avere un occhio attento alle atmosfere torbide e ossessionate (già preannunciate dai bei titoli di testa), mentre dimostra che non c'è limite all'atrocità umana. Grande fotografia di Darius Kondhi.
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Anteprima: Sicko
TITOLO ORIGINALE: Sicko
NAZIONE: USA
GENERE: Documentario
DURATA: 113 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Micheal Moore
CAST: Micheal Moore
Data d'uscita: 24 Agosto 2007 in Italia.
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Anteprima: Ratatouille
TITOLO ORIGINALE: Ratatouille
NAZIONE: USA
GENERE: Animazione
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Jan Pinkava, Brad Bird
Un topo di nome Remy, a dispetto delle aspirazioni della sua famiglia e dell'odio che tutti i ristoranti nutrono contro questi simpatici roditori, coltiva il sogno di diventare un grande chef. Quando il destino conduce Remy nella città di Parigi, questi scopre di trovarsi esattamente al di sotto di un ristorante reso celebre dal suo mito culinario, Auguste Gusteau.
Tra mille pericoli e peripezie derivati dall’essere un improbabile e indesiderato ospite della cucina di uno dei più esclusivi ristoranti parigini, Remy si allea con lo sguattero Linguini che scopre lo straordinario talento del topo. I due concludono un accordo, innescando una divertente ed emozionante successione di eventi straordinari che metteranno in subbuglio il mondo culinario di Parigi. Remy si ritrova diviso tra la realizzazione dei suoi sogni e il ritorno definitivo alla sua precedente esistenza di topo. In quest’avventura comprenderà il senso della vera amicizia, della famiglia e del non avere altra scelta che quella di essere se stesso, un topo che vuole diventare un grande chef.
Dal 19 Ottobre nei Cinema.
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martedì 21 agosto 2007
Trama: I Simpson, il film
TITOLO ORIGINALE: The Simpsons Movie
NAZIONE: USA
GENERE: Animazione
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: David Silverman
Il fim più atteso dell'anno insieme a Shrek 3, The Simpson Movie è uscito negli USA il 27 luglio, in Italia uscirà il 14 Settembre.
Trama: Homer, dopo avere acquistato un maialino come animale domestico, si ritrova con un silo di rifiuti in giardino, che Marge gli impone di portare subito in discarica. Sulla strada verso la discarica, però, decide di versare tali rifiuti nel vicino lago, inquinandolo irrimediabilmente. Intanto, il capo del dipartimento della protezione ambientale, Russ Cargill, riesce a convincere il presidente Arnold Schwarzenegger che è necessario isolare Springfield dal resto del Paese. Homer Simpson si ritroverà a dover salvare il mondo da una catastrofe che lui stesso ha scatenato...
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Trama: L'Esorcista
TITOLO ORIGINALE: The Exorcist
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 120 min.
DATA DI USCITA: 1973
REGIA: William Friedkin
CAST: Lee J. Cobb, Jason Miller, Linda Blair, Max Von Sydow, Ellen Burstyn
La dodicenne Regan MacNeil, figlia della nota attrice Chris, comincia a dare insoliti segni di squilibrio: dalla sua camera provengono violenti rumori, diventa isterica ed è assillata da sogni terrificanti. Oltre a ciò, un regista amico di famiglia viene trovato morto dopo essere stato da solo con lei. I medici che l'hanno in cura si dichiarano impotenti di fronte alle stranissime manifestazioni di Regan, arrivando a ipotizzare che la ragazza sia "posseduta" da forze esterne. Di ciò si convince anche la madre, che chiama un sacerdote a visitarla: ma quando il religioso rimane vittima del Maligno che alberga nel corpo di Regan, si deve far ricorso a un vero esorcista, che ingaggia un'epica notte di battaglia col demonio.Alla sua uscita nel 1973, il film divenne subito campione d'incasso e suscitò un acceso dibattito: teologicamente molto corretto, fu però criticato per l'eccessivo realismo delle sequenze della possessione, giudicate estreme da alcuni e ridicole da altri. La vicenda, sceneggiata da William Peter Blatty da un suo romanzo, è un crescendo narrativo molto forte, messo in scena secondo i canoni tipici della "detection"; numerose polemiche, peraltro, furono provocate dal linguaggio scatologico usato dal demonio nelle corso delle sue "epifanie". La costruzione della suspense è determinata anche dalla colonna musicale, dominata dall'inquietante tema tratto da "Tubular Bells" di Mike Oldfield. Il film ebbe otto nomination, ma vinse soltanto due Oscar (sceneggiatura e suono).
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lunedì 20 agosto 2007
Trama: Disturbia
TITOLO ORIGINALE: Disturbia
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: D.J. Caruso
CAST: Shia LaBeouf, Carrie-Anne Moss, David Morse, Sarah Roemer, Matt Craven, Cathy Immordino, Jose Pablo Cantillo, Aaron Yoo, Elyse Mirto
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domenica 19 agosto 2007
Recensione: Matrix
TITOLO ORIGINALE: The Matrix
NAZIONE: USA
GENERE: Fantascienza
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 1999
REGIA: Larry Wachowski, Andy Wachowski
CAST: Hugo Weaving, Carrie-Anne Moss, Laurence Fishburne, Keanu Reeves
Amico: guardati attorno, apri chi occhi, (ri)prendi co(no)sc(i)enza, esci dal letargo. Il mondo non è altro che una gigantesca Realtà Virtuale dove non conti più niente, sei un numero da giocare al superenalotto, una spina dove inserire il programma che più aggrada a chi davvero detiene il potere, vuole controllare e gode nell’annientare personalità, individualità, sogni, speranze, lotte. Il secondo film dei fratelli Wachowski è un film di resistenza sulla Resistenza. Quella operata da un gruppo di hacker buoni, comandati dal carismatico Morfeo (Dio del Sonno) e guidati da colui che loro reputano essere l’Eletto, vale a dire Neo (il Nuovo), forse solo un impiegato di una società di software o forse il vero “Piccolo Buddha” tanto atteso (è Keanu-Johnny-Mnemonic-Reeves), il Siddharta che lo stanco Pianeta Terra di fine secolo e di fine millennio sta aspettando per rigenerarsi e ribellarsi. Da buon partigiano, Neo con coraggio affronterà poliziotti talmente forti da far impallidire il ricordo di Terminator; e, soprattutto, sfiderà se stesso, i propri limiti, le gabbie mentali dentro alle quali ogni persona s’intrufola per timore di non farcela, di non essere all’altezza. Certo, siamo sempre dalle parti del Bene contro il Male: “Matrix” - un nome in codice che sottolinea “l’origine” da cui, probabilmente, ciascuno di noi proviene - è una sorta di gigantesco utero che ingoia tutti e ciascuno; e i soldati di Morfeo sono il Settimo Cavalleggeri (sotto c’è sempre il western) pronto a intervenire, come d’abitudine, quando la Carovana è circondata. Ma il fascino di questo musical a fibre ottiche dove i personaggi ballano al ritmo del “chip to chip”, è nella geniale commistione di generi e stili, di atmosfere e umori: John Woo, Bruce Lee, un po’ di Bruckheimer’s Touch, fumetti manga, Asimov e Gibson (sia nel senso di William che del Mel di “Arma letale”), effetti speciali che azzerano in due ore il pur recente fantasmagorico passato, filosofie orientali e New Age, comic-book, sesso (poco), bugie (molte) e videogame.
VOTO: 7
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Recensione: Resident Evil: Apocalypse
TITOLO ORIGINALE: Resident Evil: Apocalypse
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 97 min.
DATA DI USCITA: 2004
REGIA: Alexander Witt
CAST: Milla Jovovich, Oded Fehr, Ali Larter, Iain Glen
Atto secondo di Resident Evil, la saga ispirata al videogame con la tenace e letale Alice che in un avveniristico futuro combatte contro i mutanti trasformati in zombi da un micidiale virus, e contro la multinazionale che ha favorito questa trasformazione di massa. Tanto era dignitoso il primo episodio, quanto è incredibilmente brutto questo Apocalypse. In una estenuante gara di sciatteria saltano fuori altre guerriere senza un vero ruolo nella vicenda (Jill), morti viventi truccati malissimo, corpi speciali che spaccano, ammazzano e vengono a loro volta ammazzati senza un perché (di sculto la scena dei cani zombi!). D’accordo, da film come Resident Evil, così evidentemente concentrati sul loro potenziale immaginifico, non ci si aspetta sceneggiature raffinate, ma quando ci sono frasi tipo «Angela Ashcroft, non è un nome da adulta per una bambina come te?», rivolto alla piccola coprotagonista, siamo in regime di conclamata deficienza. E comunque il film pecca pesante anche sulla spettacolarità: un gran fracasso ma senza senso alcuno. La coproduzione tedesca è la stessa del controverso Der Untergang sugli ultimi giorni di Hitler. E Wenders ha detto che tra i due film, è meglio Resident Evil. Tremiamo al solo pensiero di come possa essere quell’altro!
VOTO: 4
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Recensione: Mio fratello è figlio unico
NAZIONE: Italia
GENERE: Drammatico
DURATA: 100 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Daniele Luchetti
CAST: Riccardo Scamarcio, Luca Zingaretti, Angela Finocchiaro
Accio e Malrico, fratelli coltelli nell'Agro Pontino degli anni 60. Uno fascista, l'altro "comunista così". Intorno la famiglia proletaria di una volta, costretta in una catapecchia, comunicazione "orizzontale" fatta di botte, frustrazioni tenute buone dai sermoni del prete. Tocca ai due figli sfogare la rabbia ribellandosi, picchiando e picchiandosi, amando (la stessa ragazza), dividendosi e ritrovandosi. Il "cattivo", Accio, cambia idea e accetta la deriva del "buono". La cosa sinceramente molto bella di Mio fratello è figlio unico (di Rino Gaetano c'è solo il titolo) è il tentativo di raccontare quei personaggi lì e quel momento della Storia attraverso un linguaggio vivo, non didascalico, che crei empatia con situazioni apparentemente lontanissime e invece nel nostro dna nonostante le rimozioni e i rincitrullimenti della Tv. A chi si rivolge, il film di Daniele Luchetti, se non alla tribù di Moccia & Brizzi? È così che si dovrebbe tornare a concepire il cinema medio-alto: scegliendo i miti, intesi come storie condivise di una comunità, e divulgandoli in maniera semplice, anche un po0 ruffiana. Ben consapevoli dei limiti di un'operazione simile, tipo le carinerie o l'overdose di sceneggiatura dei soliti Rulli & Petraglia (+ il regista). Ottimo cast, specie Elio Germano. Folgorante Diane Fleri (Francesca).
VOTO: 7
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sabato 18 agosto 2007
Recensione: Rocky Balboa
TITOLO ORIGINALE: Rocky Balboa
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 102 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Sylvester Stallone
CAST: Sylvester Stallone, Tony Burton, Burt Young
Eccolo qua, uno di quei testi a cui si è costretti a prestare la massima attenzione metafilmica. Che è ormai gioco sporco e da signorini, però talvolta inevitabile. E anche opportuno, come nel caso del ritorno davanti e dietro la mdp (e alla penna) di Sylvester Stallone. Il quale non ne azzecca una da più di dieci anni, e lo sa bene. Dunque, che fa? Non si candida ad alcuna presidenza: torna sulle orme del pugile che l'han premiato e reso noto, e riflette sulla condizione (personale, ma non solo) della star, di una generazione hollywoodiana che sta scomparendo (al di là di ogni giudizio di merito), su un orizzonte che un tempo si vedeva come aspirazione e ora è tristemente un epitaffio. Stallone è ormai un fantasma (occhio all'ultimissima immagine al cimitero, non certo casuale), e anche il suo cinema è trasparente. A rischio retorica e ridicolo involontario: però l'onestà autoriale è tutta lì, in una messinscena d'antan che non esiste più, e in una scrittura limpidissima che ormai fa quasi paura perché fuori tempo. E a suo modo commuove. Rocky Balboa è l'unico film necessario contemporaneo che faccia il punto sul ruolo dell'attore/autore. In questo, fa il paio con Potere assoluto di Eastwood.
VOTO: 6 1/2
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martedì 14 agosto 2007
Recensione: Manuale d'amore 2
NAZIONE: Italia
GENERE: Commedia
DURATA: 120 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Giovanni Veronesi
CAST: Sergio Rubini, Carlo Verdone, Riccardo Scamarcio, Claudio Bisio, Fabio Volo, Antonio Albanese
Il seguito del fortunatissimo Manuale d'amore vive essenzialmente di corpi. Verdone, Rubini, Bellucci, Scamarcio, Bisio, Albanese, Bobulova, Volo bastano a legittimare l'operazione. A non sentirsi traditi dopo aver sborsato 7 euro e mezzo. Possono bastare. Se poi ci aggiungiamo una bella canzone, Eppure sentire, cantata da Elisa e l'hit della stagione, Sei nell'anima di Gianna Nannini, può persino diventare pleonastico impegnarsi a scrivere quattro soggetti dignitosi per altrettanti episodi che, in teoria, avrebbero dovuto rinvedire la gloriosa tradizione del nostro cinema a episodi. Perché questo è il punto: tra product placement, brani da iPod, star vere e presunte, fotografie erotiche strappate ai frame di una scena annunciata bollente centellinate ai giornali per creare abilmente l'attesa, chissenefrega di costruire copioni che abbiano voglia di rielaborare (in grottesco, in cinismo, in politicamente scorretto) temi di strettissima attualità, Tra l'altro, si fa per dire. Perché come gli accade sovente da un quarto di secolo a questa parte, il cinema italiano arriva sempre un secondo dopo l'evolversi della realtà, senza più precederla, al massimo correndole accanto. E così, ecco la Spagna di Zapatero trionfare come approdo sicuro per fecondazioni assistite e matrimoni gay. Ecco l'Italia che vediamo tutti i giorni nei Tg. Che la commedia all'italiana sia ammalata lo conferma il fatto che Manuale d'amore 2 vive le sue emozioni quasi sempre negli ospedali. La fisioterapista Bellucci (d'imbarazzante staticità) massaggia i dolori del giovane Scamarcio in un nosocomio dove spunta il cameo di Fiorello e nulla più (e la strombazzatissima scena pepata è un'incredibile sola). La coppia sterile Volo-Bobulova plana su Barcellona per aggirare le vaticaniste leggi italiane e nelle modernissime stanze di una clinica solo la verve di Barbora scalda il gelo creato dalla pochezza di idee dei tre sceneggiatori (Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Andrea Agnello). A un Carlo Verdone di puro mestiere viene addirittura un infarto, per abuso di viagra e presunzione; e il suo addio non può che consumarsi parallelamente agli sos che il suo elettrocardiogramma generosamente gli suggerisce. Il capitolo migliore è senza dubbio quello che vede Sergio Rubini e Antonio Albanese coppia omosessuale in procinto di convolare a provocatorie nozze. Qui le situazioni, le battute, il lavoro dei due attori (ma anche di Gea Lionello), le riprese in steady dell'operatore, e la sorprendente imitazione di un E.T. prima nostalgico quindi gayo, riescono a sintonizzarsi su una felice sintesi, da episodio vero, da piccolo film centrato e concentrato. La cornice, lasciata alla calda voce del dj Claudio Bisio, fa rimpiangere il Francesco Nuti di Stregati e il colpo di scena che lo sconquassa alla fine è proporzionale all'ovvietà di molta parte del girato. Il Veronesi regista è innamorato (la sua Valeria Solarino scende da un taxi e sorride alla camera), persino poeticamente impegnato (il finale sotto le lenzuola), ma deve sforzarsi di più. Inutile rimpiangere i Risi e i Comencini, i Flaiano e gli Age e Scarpelli, i Gassman e gli Ugo Tognazzi se poi ci si accontenta esclusivamente di corpi capaci di emanare effluvi di un glamour alla "Diva & Donna", e solo quelli.
VOTO: 5
Recensione: Schindler's List
TITOLO ORIGINALE: Schindler's List
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 194 min.
DATA DI USCITA: 1993
REGIA: Steven Spielberg
CAST: Beatrice Macola, Caroline Goodall
Spielberg ha dato vita a un incubo vivissimo, ed è tornato a essere il grande regista di un tempo, quello che sa materializzare i fantasmi più cupi, suscitare la commozione più intensa, tratteggiare perplessità, inquietudini, maturazioni, Schindler's List è certamente il film più teso, compatto e coinvolgente diretto da Spielberg nell'ultimo decennio. Sulla carta la storia di Schindler sembra facile. In realtà, la sua traduzione cinematografica è piena di trabocchetti: primo fra tutti, quello della retorica, in agguato con le immagini dell'Olocausto, con una rappresentazione schematica dei nazisti da una parte e del "buon" Schindler dall'altra. Ma non c'è retorica in questo film. Schindler non è né buono né cattivo; è un tedesco che ama la bella vita, è l'ennesimo ragazzo di Spielberg, che si trova di fronte a immagini tremende e inaccettabili. Un film costruito con virtuosismo e commozione su sequenze lunghissime e complesse, dove il disorientamento iniziale piano piano dà corpo a una tragedia.
VOTO: 9
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lunedì 13 agosto 2007
Recensioni: Il gladiatore
TITOLO ORIGINALE: The Gladiator
NAZIONE: USA
GENERE: Avventura
DURATA: 150 min.
DATA DI USCITA: 2000
REGIA: Ridley Scott
CAST: Russel Crowe, Connie Nielsen
La storia di un generale che diventa uno schiavo, viene venduto come gladiatore, ingaggia una battaglia all’ultimo sangue al Colosseo e si vendica del figlio di un imperatore che gli ha fatto massacrare la famiglia. Una storia che colpisce. Ci sarebbero tutti gli elementi per appassionarsi a questo “Il gladiatore” diretto da Ridley Scott. Uno in particolare: Russell Crowe. L’attore neozelandese, nei panni dell’ispanico generale Massimo, è come circondato da un alone di potenza, è un barbaro del set, una presenza massiccia e magnetica come da tempo non ci capitava di vedere sui palcoscenici di celluloide. Le riserve, invece, sono di tipo estetico. Nelle mani del regista di “Blade Runner”, le sequenze d’azione e tutti quei combattimenti che dovrebbero rappresentare il fulcro spettacolare dell’opera perdono consistenza. Le immagini sono state trattate con il computer, il loro andamento è sincopato, suddiviso in “frame by frame” secondo una tecnica tipica della pubblicità. Così la lotta acquista velocità e accresce l’impatto sull’occhio ma perde qualunque armonia. “Il gladiatore” è un film che crolla nel buco nero delle sue coreografie assenti, inciampa nella totale mancanza di senso plastico (un delitto, con uno come Crowe), confonde lo sguardo e lo stordisce con il fragore dei duelli ma non coinvolge mai. A Scott interessano i controluce, le tendine, le sovrimpressioni e l’immaginario digitale. Non abbiamo niente contro la grafica computerizzata e non ci dispiace la sua Roma cupa, fantascientifica, priva di volumi. Ma quando la macchina da presa scende nell’arena insieme a Massimo non è capace di restare impiantata nella polvere. Questo è grave. In mezzo alle luminescenze di un cinema alogeno giganteggiano però tutti gli attori: grande Joaquin Phoenix (fragile e cattivo), mentre Connie Nielsen (Lucilla) dopo “Mission to Mars” si riconferma interprete affascinante.
VOTO: 6
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16:50
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Etichette: Il gladiatore, Russel Crowe
Recensione: Pulp Fiction
TITOLO ORIGINALE: Pulp Fiction
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 94 min.
DATA DI USCITA: 1994
REGIA: Quentin Tarantino
CAST: John Travolta, Uma Thurman, Samuel L. Jackson
Comincia in una tavola calda, con una coppia di fidanzati un po' scoppiati che discutono sulla maniera migliore di far soldi; e, visto che le rapine agli spacci di alcolici sono diventate troppo pericolose, i due si guardano teneramente, si baciano e, pistola spianata, saltano in piedi urlando come assatanati e rapinano la tavola calda. Prosegue con due killer, un nero e un bianco che è appena tornato dall'Olanda, che disquisiscono sulla maniera europea di mangiare gli hamburger, poi regolano i conti con una banda di pivelli, e uno dei due (Travolta, con l'anellino all'orecchio) porta a ballare la ragazza del suo capo (Uma Thurman, con la pelle più bianca e i piedi più belli della storia del cinema). Flashback su un ragazzino che riceve da un militare pomposo l'orologio d'oro lasciatogli dal padre (conservato per i 5 anni della prigionia nell'unico anfratto del corpo nel quale i giapponesi non frugano, ed espulso con un attacco di dissenteria). Da grande, il ragazzino è il pugile suonato Bruce Willis, anche lui sulla lista nera di due killer. Qualche altro massacro, un paio di scontri a fuoco e un sacco di personaggi dementi, poi ci si ritrova tutti nella tavola calda dell'inizio, con i due fidanzati rapinatori faccia a faccia con i due killer. Il bello è che gli episodi non sono in successione cronologica (e talvolta incontriamo chi abbiamo visto morire nell'episodio precedente); e che (ancora più bello), per quanto cerchiate e analizziate, non troverete un solo, minimo errore di costruzione e consequenzialità, in questo secondo, irresistibile travolgente pastiche di Quentin Tarantino. Pulp Fiction (che in America designa la letteratura gialla un po' sensazionalistica, che negli anni ’40 e ’50 si stampava sulla carta più scadente) è la risposta di Tarantino a tutti quelli che si sono indignati per il troppo sangue versato nelle Jene; ne versa altrettanto, ma con ironia più esplicita e irridente. A tutti quelli che hanno liquidato Le jene e Una vita al massimo (scritto da Tarantino e diretto da Tony Scott) come banali action movies tutti effettacci; invece Tarantino gioca soprattutto sulle sceneggiature, geniali, di ferro; ricchissime. A tutti quelli che l'hanno scambiato per l'ennesimo ragazzaccio alla moda, senza capire che il suo cinema è l'ultima mutazione possibile di «quei cattivi ragazzi» (e dell'iperrealismo disperato) di Scorsese: quella che rivolta tutto in una risata macabra, lacerata, autoironica. La nuovissima Hollywood comincia da qui.
VOTO: 8
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16:44
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Etichette: John Travolta, Pulp Fiction, Quentin Tarantino, Samuel L. Jackson, Uma Thurman
Recensione: Fight Club
TITOLO ORIGINALE: Fight Club
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 135 min.
DATA DI USCITA: 1999
REGIA: David Fincher
CAST: Brad Pitt, Edward Norton, Helena Bonham Carter
Edward Norton è uscito indenne da “American History X” però non riesce più a dormire. "Chi soffre d’insonnia non è mai sveglio, non è mai addormentato": che fare? Presenziare a tutti i corsi terapeutici di ciascuna malattia - fisica e psicologica - esistente nella sfera occidentale: lì un pianto lo si rimedia sempre. Poi, nella vita dell’uomo, inciampano – rispettivamente – Marla Singer e Tyler Durden, una donna e un uomo alla deriva, lei alla ricerca di qualcuno o qualcosa che la smuova dentro e fuori, lui con in testa un disegno ben definito, un “Fight Club” dove pestarsi a sangue per tornare a sentirsi vivi ("Non voglio morire senza cicatrici"). Durden intuisce che il “dormiente” è un potenziale complice del suo rivoluzionario (nichilista?) percorso e quindi gli brucia la casa perché "le cose che possiedi finiscono col possederti" e perché "solo quando hai perso tutto sei libero di fare ciò che vuoi". Infatti. Il “Fight Club” ben presto si trasforma nel “Progetto Tumulto”: far esplodere il cuore dell’economia mondiale. Confuso (quella facile svolta nel “doppio”…), cronenberghiano senza coraggio, tra “L’esercito delle 12 scimmie” e “Matrix”, il nuovo Fincher delude le attese, pasticcia la narrazione con una saggistica “all’americana” banale e superficiale, e rimane stampato nella memoria solo per la straziata e(ppur) bellissima Helena Bonham Carter e l’ormai solito immenso Edward Norton.
VOTO: 7 1/2
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16:37
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Etichette: Brad Pitt, Edward Norton, Fight Club
domenica 12 agosto 2007
Recensione: Lara Croft Tomb Raider
TITOLO ORIGINALE: Lara Croft Tomb Raider
NAZIONE: USA
GENERE: Avventura
DURATA: 100 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Simon West
CAST: Angelina Jolie, Daniel Craig
Tomb Raider, Blockbuster implacabile come una piaga d’Egitto e diretto da Simon West, caposcuola degli “shooter”, quei registi della nuova generazione pagati per piazzare la macchina da presa e assecondare i desideri del produttore o dell’ufficio marketing. Sulla falsariga di un celebre videogame della Eidos, ma ispirandosi a Indiana Jones, scorrono sullo schermo le avventure di Lara Croft, eroina entusiasmante davanti alla consolle ma drammaticamente scialba sul grande schermo. Colpi di scena zero, situazioni riciclate senza pudore, intreccio narrativo buttato lì per caso, tanto per giustificare un’operazione di cui non si sentiva il bisogno. Su tutto domina Angelina Jolie, che strabuzza gli occhi e sporge le labbra ad ogni primo piano. Ha vinto un inspiegabile Oscar (per “Ragazze interrotte”) ma il suo unico merito cinematografico è il marito.
VOTO: 3
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21:09
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Etichette: Angelina Jolie, Lara Croft, Tomb Raider
sabato 11 agosto 2007
Recensione: La sottile linea rossa
TITOLO ORIGINALE: The Thin Red Line
NAZIONE: USA
GENERE: Guerra
DURATA: 170 min.
DATA DI USCITA: 1998
REGIA: Terrence Malick
CAST: Nick Nolte, Woody Harrelson, Sean Penn, John Cusack, John Travolta, George Clooney, Jim Caviezel
E.M.
VOTO: 9
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22:54
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Etichette: George Clooney, Jim Caviezel, John Cusack, John Travolta, La sottile linea rossa, Nick Nolte, Sean Penn, Woody Harrelson
Recensione: Moulin Rouge
NAZIONE: Australia/USA
GENERE: Musicale
DURATA: 130 min.
DATA DI USCITA: 2001
REGIA: Baz Luhrmann
CAST: Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo
Come fare oggi un musical: strafare, direbbe probabilmente Baz Luhrmann, l’eccentrico regista australiano al quale, piaccia o no, alla terza prova registica va concesso il titolo di autore. Con “Ballroom” aveva fatto delle prove generali, in economia e attenendosi a un immaginario più sottomano e riconoscibile (le sale da ballo stile disco); con “Romeo + Giulietta” aveva preso di petto la più elementare e passionale delle storie d’amore, cavalcando con sprezzo del pericolo e del kitsch (ma anche con astuto tempismo) la moda delle trasposizioni shakespeariane; e con “Moulin Rouge” rischia tutto e realizza addirittura un musical (genere tramontato dagli ultimi fuochi degli anni ’60), sovrapponendo diversi classici del rock alle fantasmagorie visive del tempio del vizio (o delle donne o del can can) di fine ’800. Con ritmo instancabile e frenetico, negli interni ridondanti e rutilanti del Moulin Rouge ricostruito negli studi australiani, il moderno (il ’900) si incolla al passato (all’800), come fosse letteralmente nato per quello. Nella storia dell’amore impossibile ma voluto fino all’ultimo respiro tra l’ambiziosa e bellissima star del locale Satine e il poeta squattrinato Christian, ogni dettaglio visivo, ogni verso cantato, perde la propria connotazione anagrafica e diventa una parte armonica del tutto: dalle canzoni di Elton John, Bowie, Madonna, Kurt Cobain, Lennon e McCartney al “Can can” di Offenbach che ogni tanto riecheggia e, in un numero, esplode trionfante, dall’acconciatura da dark lady anni ’40 della Kidman (esplicitamente ispirata a Gilda e all’Angelo Azzurro) ai suoi corsetti belle époque e al bric-à-brac liberty che invade e anima le inquadrature. La commistione (tra lingue, umori e suggestioni immaginarie) era già la carta vincente di “Romeo + Giulietta”; qui Luhrmann la porta alle estreme conseguenze, cancella i confini, si butta a capofitto nei “luoghi” ottici e musicali della cultura popolare di un secolo e mezzo. Giustamente, al servizio di una risaputa storia d’amore.
VOTO: 6 1/2
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22:45
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Etichette: Moulin Rouge, Nicole Kidman
Recensione: Il caimano
NAZIONE: Italia
GENERE: Drammatico
DURATA: 112 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Nanni Moretti
CAST: Nanni Moretti, Margherita Buy, Silvio Orlando, Jasmine Trinca, Michele Placido
Ci sono dei momenti nella vita in cui, più che mai, il personale coincide con il politico: “riti di passaggio”, svolte esistenziali e anagrafiche, abbandoni, crisi di identità e disastri familiari, che vanno a saldarsi senza soluzione di continuità con l’atmosfera soffocante, la bruttezza dilagante e i ben più tangibili orrori che ci circondano. Il franare della nostra vita e del nostro io coincide con impressionante puntualità con la rovina morale del mondo in cui viviamo. È quello che accade a Bruno, produttore d’antan di trash italico, nel nuovo film di Nanni Moretti, Il Caimano. Arroccato nel suo teatro di posa nel quale ormai si girano solo le televendite (I Superdivani), Bruno è sull’orlo del fallimento nonostante la rivalutazione “critica” dei suoi film; per di più si sta separando dalla moglie Paola (s’intuisce, più per volontà di lei) che, dopo essere stata la star dei suoi film, ha intrapreso la carriera più tranquilla di mamma (hanno due bambini, di 9 e 7 anni) e di corista concertista. Sono due persone normali, Bruno e Paola, discrete, private, educate, non appariscenti, profondamente “morettiane”: Silvio Orlando e Margherita Buy, praticamente “al naturale”, e bravissimi. Fuori, c’è “il caimano”, ovvero Silvio Berlusconi, intrattenitore e politico funambolico, sulla cui ascesa vuole fare un film una giovane regista esordiente che, come ultima spiaggia, porta la sceneggiatura a Bruno. Un film dove l’eroe è cattivo (come «Gian Maria in Indagine su un cittadino», sottolinea Michele Placido – in arte Marco Pulici - interpellato per la parte, e che vorrebbe renderlo, com’era Volonté, “affascinante”), dove si vanno a toccare i nervi scoperti degli ultimi vent’anni di faccende, vizi, nani e ballerine italiani, dove alla fine “l’eroe”, forse, perde. «Perché, per il tuo primo film, non scegli qualcosa di più personale?», chiede Bruno preoccupato alla giovane autrice. «Ma questo è personale!», ribatte lei che, non a caso, vive serenamente in coppia con una donna, insieme alla quale hanno “fatto” (in Olanda) una bambina. Tocchi, sguardi, battute appena suggerite da una delle sceneggiature più esemplari degli ultimi anni (che vive di non detto e della sottile autoironia collettiva di un gruppo di attori, registi, critici, artisti che non hanno esitato a prendere in giro tic e difetti personali perfettamente riconoscibili), gesti quotidiani che al cinema sono sempre più rari: un ragazzino alla ricerca di un tassello del Lego, una tenda da campeggio montata nella stanza triste di un residence, un assalto giocoso e maldestro per bloccare una rivelazione difficile, un bel maglione azzurro fatto a pezzi con disperazione. Si tesse così, con un dolore accorato e civilmente metabolizzato, il sottotesto del film: la storia di un amore che finisce, della tristezza e della solitudine immense, Silvio Orlando perso una sera tra la folla o affannato sul Lungotevere, Silvio Orlando e Margherita Buy che si guardano ancora, e si affiancano, e si superano, su due auto diverse, dopo l’atto legale che sancisce la loro separazione, e sotto Moretti lascia scorrere quasi per intero le suggestioni amarissime dell’abbandono di The Blowers Daughter di Damien Rice. “And so it is, just like you said it would be, life goes easy on me, most of the time”. Non posso staccare i miei occhi da te, non posso staccare la mia mente da te… finché non incontrerò qualcuno di nuovo. C’è uno strazio contenuto in questa storia normale che si snoda in un mondo (non per tutti) abnorme; ed è molto bravo Moretti nel fondere, senza scossoni o salti, i vari registri del racconto, lo humour e la rabbia politica, la tristezza e la tenerezza. In equilibrio magnifico, Il Caimano ci racconta quanto la nostra personale infelicità e il nostro senso di inadeguatezza si rispecchino nel raccapricciante affresco che ci contiene, fatto di ballerine e majorettes dalla sgambatura alta, di autopromozione spudorata, di corruzione conclamata, di funzionari Rai, produttori e giornalisti sempre più cauti, di progressiva, tristissima colonizzazione del cervello di una nazione e una cultura. C’è un ricordo del Fellini tristissimo e disilluso della Voce della luna nelle scene del film su Berlusconi immaginate da Bruno; fino a che quello squallore freddo felliniano irrompe nella vita reale, con una ruspa che abbatte il muro dello studio di posa, o con una caravella che di notte parte su un Tir verso la spiaggia di Torvajanica, o con Berlusconi in persona, quello vero, che dalla Tv fa il suo show stupefacente davanti alla Commissione europea o ai giudici di Milano. Non si riesce nemmeno più a inveire contro il televisore, come faceva Moretti in Palombella rossa; si può solo restare allibiti, a bocca aperta, a guardare il nostro Presidente del Consiglio che bolla tutti i rappresentanti europei come “turisti della democrazia”. «Siete un popolo a metà tra orrore e folklore», dice sornione il saggio distributore polacco Jerzy Sturovski (il grande Jerzy Stuhr), l’unico che fece soldi con Cataratte (film “culto” di Bruno), rimontandolo, tagliandolo e intitolandolo Tutti gli uomini di Aìdra. In fondo, quei trash (Maciste contro Freud, Le scarpe di Gaia, Stivaloni porcelloni, Mocassini assassini – ah, le scarpe! ossessione ricorrente di Moretti, non solo in Bianca) sono meno agghiaccianti del new horror in giacca e cravatta cui siamo costretti ad assistere quotidianamente. Perciò, non importa poi molto sapere quali e quanti siano gli attori che nel Caimano interpretano Berlusconi: quel che è certo è che proprio lui, “the real thing”, è il migliore interprete di se stesso, almeno nel lato esibito, “pubblico”. Perché naturalmente c’è anche il lato oscuro, che arriva in coda e che getta sul personaggio dell’imbonitore politico un’inquietante luce “andreottiana”. L’ultima, gelida personificazione di Berlusconi ha del diabolico, fa paura e, senza dirlo, preannuncia quello che potrebbe accadere. Se…
VOTO: 8
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22:38
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Recensione: Ocean's Thirteen
TITOLO ORIGINALE: Ocean's Thirteen
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 122 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Steven Soderbergh
CAST: Andy Garcia, Elliott Gould, Al Pacino, Ellen Barkin, Matt Damon, Brad Pitt, George Clooney
VOTO: 6 1/2
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15:56
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Etichette: Al Pacino, Andy Garcia, Brad Pitt, Ellen Barkin, Elliott Gould, George Clooney, Matt Damon, Ocean's Thirteen
Recensione: Spider Man 3
TITOLO ORIGINALE: Spider Man 3
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 156 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Sam Raimi
CAST: Bryce Dallas Howard, Topher Grace, Thomas Haden Church, James Franco, Kirsten Dunst
VOTO: 6
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12:30
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Etichette: Sam Raimi, Spider Man 3
Recensione: Saturno contro
DURATA: 110 min.
DATA DI USCITA: 2007
REGIA: Ferzan Ozpetek
Ci sono nove amici, le cui vite si sono intrecciate in momenti diversi, prima il nucleo storico, poi i nuovi arrivati, entrati piano piano a far parte del gruppo. I nove amici sono borghesi, più che benestanti, tutto sommato appagati dal loro lavoro (uno scrittore, una psicologa, un funzionario di banca, una traduttrice) e dalla loro sessualità, qualunque essa sia. A differenza della famiglia di Le fate ignoranti, questa non vive in un mondo a parte, fiera della propria differenza, ma sulle differenze che ha incorporato, una coppia bisessuale con bambini (Buy-Accorsi), una single un pò sballata (Ambra), una coppia etnica (Yilmaz-Timi), un gay più anziano che vive di rendita (Fantastichini), un giovanotto appena arrivato (Tommaso), una coppia omosessuale intorno al cui equilibrio ruotano tutti gli altri (Favino-Argentero). Saturno contro comincia così, con il piano fisso della schiena di due uomini che stanno lavorando davanti al bancone della cucina per preparare la cena: un rito amico, un piacere nel gusto e nel tatto, una consuetudine che rassicura. Arrivano alla spicciolata, si siedono intorno al grande tavolo di cucina, si nascondono in bagno a fumare, battibeccano, si prendono in giro, si irrigidiscono, si rilassano. «Voglio che tutto rimanga come adesso. Per sempre. Anche se so che per sempre non esiste», dice la voce off di Lorenzo, che ci accompagna (con attenta parsimonia) per tutta la prima parte del film e nel finale. Ma, appunto, per sempre non esiste, la vita va per la sua strada e qualcuno o qualcosa, incidenti, nuovi amori, attrazioni, delusioni, si intromette a incrinare un equilibrio all'apparenza ideale. Capita di avere Saturno contro, a tratti o, più spesso, a lungo (è un pianeta lento). E anche le amicizie e i rapporti più solidi hanno bisogno talvolta di essere oliati. Le screpolature sono percettibili fin dall'inizio: una sovreccitazione che maschera una solitudine incurabile, un'assenza immotivata, silenzi, frecciate, un'armonia che suona un pò meccanica. Una coppia va in crisi, un'altra viene colpita dal destino, segnali rosso acceso invadono la scena (un accappatoio, una camicia, un trionfo di rose, un pesciolino dentro una palla di vetro), il mélo è alle porte. Ferzan Özpetek fonde con grande sicurezza i sorrisi della commedia (quella amara della separazione, dell'infantilismo maschile e della nevrosi femminile, della solitudine colmata con droghe che vanno dalla cocaina all'uncinetto) e i magoni del melodramma, delle disgrazie improvvise che strappano il cuore, del senso di perdita che strazia, del buco nero diverso che si spalanca davanti a ognuno. Un ritrarsi dell'anima, che ci impedisce di oltrepassare un angolo e guardare in faccia il vuoto. Ci sono scene bellissime e silenziosissime in Saturno contro, attese sulla panca di un ospedale, passi verso una camera mortuaria, attrazione trepidante per un abisso; ci sono scene di passione irrefrenabile (la breve passeggiata degli amanti, la porta che si chiude su un bacio, il carrello all'indietro); e soprattutto c'è l'acume discreto con cui ogni personaggio svela se stesso, la tenerezza quotidiana di rapporti nei quali riconoscersi e ritrovarsi, nonostante tutti i nostri difetti e tutti i casi della vita.
VOTO: 8
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12:22
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Etichette: Ambra Angiolini, Isabella Ferrari, Luca Argentero, Margherita Buy, Saturno contro, Stefano Accorsi
mercoledì 8 agosto 2007
Anteprima: Shrek 3
Data uscita in Italia: 31 agosto 2007
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15:11
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Etichette: Shrek 3
martedì 7 agosto 2007
Recensione: La casa sul lago del tempo
TITOLO ORIGINALE: The Lake house
NAZIONE: USA
GENERE: Sentimentale
DURATA: 105 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Alejandro Agresti
CAST: Keanu Reeves, Sandra Bullock, Nathan Adloff
VOTO: 6 1/2
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17:56
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Etichette: Keanu Reeves, La casa sul lago del tempo, Sandra Bullock
sabato 4 agosto 2007
Recensione: Il diavolo veste Prada
TITOLO ORIGINALE: Devil Wears Prada
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 109 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: David Frankel
CAST: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci
VOTO: 5 1/2
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12:37
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Etichette: Devil Wears Prada, Il diavolo veste Prada, Meryl Streep