martedì 17 luglio 2007

Recensione: Tu, io e Dupree


TITOLO ORIGINALE
: You, Me and Dupree
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 108 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Anthony e Joe Russo
CAST: Owen Wilson, Kate Hudson, Matt Dillon

Con la traduzione italiana del titolo si perde la rime dell'originale. Ma non fa niente. Fa invece che il doppiaggio rovina la verve di Owen Wilson, ottima faccia (e mente) del cinema contemporaneo, e unico motivo di interesse di un filmetto peggiore di quanto si è disposti a pensare dati i contesti e le aspettitive. I fratelli Anthony e Joe Russo, su sceneggiatura di Mike LeSieur, partono con una misoginia esplicita e preoccupante (Dupree/Wilson e Carl/Dillon non possono "stare assieme" per colpa dell'indisponenza della moglie di quest'ultimo, Molly/Hudson); poi diventano ultratradizionalisti (Molly e Dupree fanno comunella, mentre Carl pensa che l'amico lo tradisca con la moglie); infine celebrano le istituzioni (ovviamente il matrimonio trionfa, nonostante incendi e suoceri ingessati) e l'americanismo del successo individualistico e new age (Dupree diventa portavoce applaudito della fede nelle potenzialità innate di ogni uomo, anche dei più sfigati). Mica male per un prodotto che appare in superficie una "normale" commedia hollywoodiana odierna. Nella "norma". Appunto.

VOTO: 5

Recensione: The Weather Man, l'uomo delle previsioni


TITOLO ORIGINALE
: The Weather Man
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 102 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Gore Verbinsky
CAST: Nicolas Cage, Micheal Caine, Hope Davis

Dave Spritz presenta la rubrica di previsioni meteo per un canale televisivo di Chicago. Figlio di uno scrittore illustre e premio Pulitzer, ha tante cose da mettere a posto nella sua vita. Dal divorzio irrisolto dalla moglie ai problemi della figlia sovrappeso e del figlio sotto pericolosa cura psicologica. Tutti, per primo il padre, lo considerano un immaturo. La svolta potrebbe essere costituita da un nuovo lavoro a New York, alla popolarissima trasmissione Hello America. Gore Verbinsky soffre probabilmente di un complesso di colpa per aver sbancato i botteghini con The Ring e la maledizione della prima luna. Questo The Weather Man ha la pretesa di una riflessione critica sul prezzo del sogno americano ma non riesce a fare a meno di affidarsi all'ennesima narrazione in voce off che spiega fino all'ultimo dettaglio. Il resto la fa il consueto mestiere del gommoso Nicolas Cage, vessato da una serie di sventure fantozziane eppure perfetto nella parte del quarantenne sotto stress costretto ad affrontare il minimo sindacale di autoanalisi. Se non fosse per lui, per Micheal Caine nel ruolo del padre malato e per la colonna sonora di Hans Zimmer, la desolante analogia tra l'imprevedibilità della vita e quella metereologica non sarebbe sopportabile.

VOTO: 5

sabato 14 luglio 2007

Recensione: Eccezziunale veramente, capitolo secondo... me


NAZIONE:
Italia
GENERE: Comico
DURATA: 108 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Carlo Vanzina
CAST: Diego Abatantuono, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso

Il milanista, l'interista, lo juventino. Il film-barzelletta che vive della scatenata verve cientopeciento di Diego Abatantuono torna a grande richiesta di quei fan che hanno (ri)scoperto l'originale in vhs e (da poco) in dvd. E quindi Donato, ex ultrà della Fossa rossonera, dopo vent'anni di esilio a Ibiza, torna a Milano e scopre di avere un figlio nerazzurro. Tirzan, camionista juventino, esce da un coma provocato da una sbandata del suo Tir e ritrova la moglie con un napoletano. E Franco, interista sfigato più che sfegatato, è costretto a una parentesi palermitiana per sistemare delle pendenze con la mafia. Cinematograficamente parlando e guardando, la pellicola è spaventosamente povera, cialtrona, priva di nerbo e ritmo, fotocopia sputata della prima puntata e incapace di sfruttare le succulente (sulla carta) novità del cast, dalla Ferilli a Sconsolata, da Frassica a Sperandeo, da Burruano a Buccirosso, caratteristi di razza sciupati e dimenticati alla stregua dei camei di lusso di alcuni giocatori del Milan (Gattuso, Maldini, Costacurta che diventa Pastacurta, Dida ribattezzato Didinho e via barsporteggiando). Dovremmo farci intimidire dal fatto che il prototipo è un cult movie? Piuttosto, ancora una volta, è giusto ribadire i guasti dei "revisionismi" critici, delle marcoaggiustate all'italiana che sdoganano registi che non sanno mettere una macchina da presa e legittimano operazioni che andrebbero bene giusto in un preserale di Italia 1 o per una terza serata dell'anonima Raidue.

VOTO: 4

Recensione: Fascisti su Marte


NAZIONE
: Italia
GENERE: Commedia
DURATA: 98 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Corrado Guzzanti
CAST: Marco Marzocca, Lillo Petrolo, Andrea Blarzino

Difficile non parteggiare per il grottesco ossimorico di Corrado Guzzanti, difficile però anche non sbadigliare dopo un quarto d'ora. La genesi del lungometraggio Fascisti su Marte è lunga. Ma l'entusiasmo "di lotta" non basta a fare un film. Fascisti su Marte resta dunque uno sketch. Guzzanti gioca di stocco sula passato e sul presente, ma i suoi duelli, anche verbali con l'onnipontente voice over, intasano il ritmo: e Fascisti su Marte non si alza mai. Forse una satira simile funziona meglio in Tv. Forse il genere avrebbe dovuto essere sfruttato con più arroganza consapevole. Il film resta fermo su se stesso, non decolla, Guzzanti sa fare grandi cose, e lo dice una che lo ama e lo segue da anni, ma il film non è un capolavoro, meriterebbe un 5...
Ma una che ha imparato a memoria il Grande Raccordo Anulare cantata da Venditti-Guzzanti non se la sente proprio di bocciarlo :)

VOTO: 6

venerdì 13 luglio 2007

Recensione: Harry Potter e il calice di fuoco


TITOLO ORIGINALE
: Harry Potter and the Goblet of Fire
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 150 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Mike Newel
CAST: D. Radcliffe, E. Watson, R. Grint, R. Fiennes

I maghi di Hogwarts. Per la prima volta c'è un cambio alla regia, questa volta inglese. Mike Newell il regista di Donnie Brasco, fa sul serio, e intreccia relazioni d'amore, ironia, suspance e naturalmente magia e ottiene un ottimo risultato, si pensa poco e si agisce molto. Straordinarie le scenografie. Carrozze trainate da cavalli alati, draghi, labirinti bui e carnivori, partite di Quiddich tridimensionali. I personaggi sono sempre affabili, primo fra tutti Ron destinato ad essere per Harry quello che Sam è per Frodo nel Signore degli anelli. Il film mantiene il livello dei precedenti e continua ad essere un fantastico spettacolo per la vista. Effetti speciali e scene bellissime (il drago che si arrampica sul tetto della torre è fra le più spettacolari). Niente da dire sul lavoro di Newel, non ha deluso le aspettative dei fans del maghetto, e ci ha regalato un film al quale non si può rimproverare nulla, la lotta fra il bene e il male, indispensabile per le simboliche avventure di Harry Potter, ancora una volta ci tiene incollati alla sedia e ci lascia soddisfatti, pienamente soddisfatti.

VOTO: 8 1/2

Recensione: Firewall - Accesso negato


TITOLO ORIGINALE
: Firewall
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Richard Loncraine
CAST: Harrison Ford, Paul Bettany, Virginia Madsen

Va bene la chirurgia plastica e i suoi derivati. Va bene che a Holliwood si vive almeno due volte, ma Harrison Ford, nonostante la simpatia per i suoi trascorsi indianajonsiani, è inesorabilmente entrato a far parte della Generazione Inps. E vederlo indaffarato nei panni di un espertone informatico specializzato in sofisticati sistemi informatici di sicurezza nell'ennesimo thrillerone da camera con parenti da portare in salvo, regala soprattutto malinconia. E' come se il vecchio Harry non fosse mai sceso dall'Air-Force One: forse per paura di qualche altro 11 Settembre, forse perchè conscio del suo inesorabile viale del tramonto (almeno per quei ruoli che andavano bene una decina di anni fa). Tra l'altro, spaesato e smarrito, ha persino rifiutato recentemente la parte in Syriana grazie alle quale George Clooney ha vinto l'Oscar, e, naturalmente, ringrazia. Quanto a Firewall, che dire? E' il personaggio che ti aspetti e che Spike Lee (per esempio) si è ben guardato di inserire nel suo ultimo film di rapina Inside Man. Qui il furto è soprattutto ai danni degli spettatori. Almeno quelli (più) esigenti.

VOTO: 4 1/2

giovedì 12 luglio 2007

Recensione: La vera leggenda di Tony Vilar


NAZIONE
: Italia
GENERE: Documentario
DURATA: 95 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Giuseppe Gagliardi
CAST: Peppe Voltarelli, Tony Vilar, Roy Paci

Tony Vilar, al secolo Antonio Ragusa, sarebbe il popolare cantante italosudamericano (argentino, per la precisione) che negli anni 60 fece successo con la versione in spagnolo di Tintarella di luna e con Cuando Calienta el sol (in verità dei Lol Marcelos Ferial). Un lontano cugino, il musicista Peppe Voltarelli dell'ensamble Il parto delle nuvole pesanti, si mette sulle tracce di Vilare dopo la misteriosa scomparsa, e da Buonos Aires segue le sue tracce fino a New York, in quell'enclave americano-siculo-calabrese che va dal Bronx a Little Italy passando per Brooklyn. Dicesi mockumentary quel genere che finge di essere "documento" e invece ti prende un pò giro. Il film di Giuseppe Gagliardi è interessante, ma finisce per menare il can per l'aia nella peregrinazione di Peppe tra gli amici "dago". Il tono è da canzone dei Bluebeaters: brioso ma esile.

VOTO: 6

Recensione: Trappola in fondo al mare


TITOLO ORIGINALE
: Into The Blue
NAZIONE: USA
GENERE: Azione
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: John Stockwell
CAST: Jessica Alba, PAul Walker, Scott Caan

Jared e Samantha sono due sani ragazzoni sportivi e se la spassano nell'allegra povertà delle calde Bahamas. Lui sta rimettendo in sesto una vecchia barca, lei è contenta del suo lavoro come esperta di squali in un resort. Jared invece culla il sogno di recuperare uno dei tesori nascosti di cui parlano i libri sui pirati sei e settecenteschi. Quando Bryce, oggi avvocato e ieri compagno di nuotate di Jared, arriva a New York con l'amichetta Amanda, i quattro si mettono a fare ricerche in profondità e trovano un aereo affondato con un carico ingente di droga. E' l'inizio dei guai, perchè qualcuno ci ha già messo gli occhi sopra. Da un esperto di teen movie e di riprese marine come John Stockwell era più che legittimo aspettarsi buone scene subacquee e un'atmosfera a giusta temperatura balneare, una calibrata dose di avventura e bullismo. Un lucente film promozionale dell'immersione libera, disciplina sub da praticare senza la muta. E infatti su tutto stanno i corpi atletici e abbronzati e innamorati di Jessica Alba e Paul Walker, il bello di Fast & Furious

mercoledì 11 luglio 2007

Recensione: Hostel


TITOLO ORIGINALE
: Hostel
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Eli Roth
CAST: Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjonsson

Non propriamente uno spottone per l'interrail Hostel, dato che i tre giovani turisti in questione, un islandese e due americani, raggiungono un ostello in Slovacchia e dopo una notte di sesso sprofondano, insieme ad altri coetanei, in un abisso di torture e morte. Horror da prendere con le pinze questo diretto da Eli Roth e prodotto da Quentin Tarantino, che cita se stesso facendo trasmettere da una Tv Pulp Fiction in slovacco. La cautela è d'obbligo ogni qualvolta lo spettacolo riservi dosi massicce di violenza, non mediata dall'ironia e neanche dall'esagerazione splatter. Al regista, che ha studiato per gli armamentari di tortura non la Santa Inquisizione ma le fotografie di Abu Ghraib, interessano la realtà e la Storia, con le loro efferratezze e i loro orrori, se è vero che dal punto di vista iconografico si va dai campi di concentramento all'estetica neofascista, che torna così preponderante, nonostante tutto, in Europa e altrove. Come poersi di fronte ad Hostel? Con qualche ragionevole dubbio ma con la consapevolezza che Roth non sia in cerca di facili soluzioni. Il suo protagonosta Jay Hernandez, che misteriosamente parla tedesco, alla fine si veste come un aguzzino e applica la legge del taglione. Ma diventa come "loro"? Non c'è speranza? La risposta resta a mezz'aria, e forse in questa ambiguità che ti costringe alle domande sta il valore politico del film.

VOTO: 7

Recensione: Il Codice Da Vinci


TITOLO ORIGINALE
: The Da Vinci Code
NAZIONE: USA
GENERE: Thriller
DURATA: 149 min
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Ron Howard
CAST: Tom Hanks, Audrey Tautou, Ian McKellen, Paul Bettany, Alfred Molina

Forse sono una delle poche persone al mondo che non ha letto Il Codice Da Vinci e vedendo il film mi è venuta voglia di leggerlo. Perchè credo che il libro di Dan Brown sia molto meglio dell'adattamento di Ron Howard, che è macchinoso, "telefonato" e addirittura ingenuo nel suo tentativo di ovviare a questi difetti hitchcockianamente i tempi della narrazione (quattro quinti del film si svolgono in 24 ore), sparando una musica incessante ed enfatizzando le sequenze d'azione, a scapito, immagino, della simbologia, dell'enigmistica, e della vera e propria caccia al tesoro a ritroso nella Storia che la morte del professor Jacques Saunière innesca. La "compressione" della sceneggiatura era certamente inevitabile; ma un film nel quale sono i personaggi a dover spiegare verbalmente e incessantemente ogni passaggio logico, ha qualche problema a livello di invenzione immaginaria. Come un film nel quale i veri "cattivi" dovrebbero rivelarsi nel corso delle scene finali e invece sono individualbili a colpo d'occhio, a pochi minuti dalla loro apparizione in scena (seguite il vostro istinto e li azzeccherete tutti). Il problema fondamentale tuttavia, è un altro: si chiama "suspension of disbelief", sospensione dell'incredulità, indispensabile per ogni storia che abbia forti agganci con il fantastico, e addirittura quasi un "postulato" della fascinazione cinematografica tout court. Qui, non ci si credi mai. Non si crede a Tom Hanks con quei capelli un pò lunghi sul collo, sciatti e mal lavati, che dovrebbero fare, immagino, "intellettuale" o magari "cavaliere d'altri tempi"; non si crede a Jean Reno poliziotto integerrimo; men che meno si crede ad Audrey Tautou come "all'ultima discendente vivente di Gesù Cristo". Chi? Amèlie? La battuta sarebbe stata imbarazzante per chiunque, ma l'assoluta mancanza di fascino personale e di alchimia reciproca dei due protagonisti la rende addirittura atroce. Gli unici che funzionano sono la McKellen (che ha lo humour e l'ambiguità necessari), Paul Bettany (anima persa che pare uscita da una "passione" di George Romero) e Alfred Molina (prelato perfetto e "duplice"). Un pò pochino per il blockbuster dell'anno.

VOTO: 5

martedì 10 luglio 2007

Recensione: 40 anni vergine


TITOLO ORIGINALE
: The 40 Year Old Virgin
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 115 min
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Judd Apatow
CAST: Steve Carrell, Katherine Keener, Paul Rudd

E' possibile che in parte sia colpa del doppiaggio, che certamente non rende in pieno l'umorismo verbale di Steve Carrel, astro nascente della commedia televisiva (The Daily Show, The Office) e cinematografica made in Usa. Ma di sicuro 40 anni vergine ha anche difetti "originari": episodico, scollato, montato a casaccio, volgare ma non abbastanza (cioè, il film non ha il millimetrico gusto della provocazione sporcacciona del compianto John Belushi e della serie American Pie), improvvisamente buonista, diretto con una piattezza che certamente gli americani non si permettono più in televisione. Volendo, la storia del commesso di mezza età ancora vergine che i colleghi tentano di "educare" poteva offrire una quantità di spunti comici, purchè fossero sviluppati in una narrazione articolata e minimamente inventiva; ma la sceneggiatura ha materiale sufficiente, tutt'al più, per un mediometraggio; e infatti si scopre dal pressbook che il tutto nasce da una sketch di successo di alcuni anni fa di Carrell. Uno sketch. Due sketch. Tre sketch. Dopo venti minuti, la noia dilaga.

VOTO: 4 1/2

Recensione X-Men III


TITOLO ORIGINALE
: X-Men The Last Stand
NAZIONE: USA
GENERE: Fantasy
DURATA: 93 min
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Brett Ratner
CAST: Hugh Jackman, Halle Berry, Ian McKellen

Già presentato come l'ultimo capitolo della trilogia, nonostante il finale lasci qualche porta aperta, questo X-Men III conferma che la riduzione in cinecomics del classico Marvel è nata sotto una buona stella. Certo, l'epilogo beneficia della maturità dei primi due film di Bryan Singer ma Brett Ratner, da illustratore qual è, sa coinvolgere quanto basta. Jean Grey resuscita e diventa onnipontente. Subito Magneto cerca di arruolarla per l'attacco finale al cuore degli homo sapiens, che nel frattempo si sono dotati di una "cura" in carne ed ossa che può guarire i mutanti. Il problema è: sicuri che i super-poteri siano una malattia? Il limite del film sono i troppi personaggi. Le new entry Angelo e Bestia, due degli X-Men originari, meritavano più spazio. Detto questo, è da schizzinosi inorridire di fronte a un iperteconologico "pastiche" che è esattamente ciò che vuole essere: un divertente fumettone. Anzi, Hollywood dovrebbe farne più spesso di film così, con effetti speciali perfettamente calati nella fisicità delle situazioni come si vede bene nella notevole sequenza di morte di Xavier. Si chiude con X-Men III una trilogia che dimostra come il rapporto tra settima e ottava arte (quella in sequenza) possa essere fecondo.

VOTO: 6

Recensione: Saw 2

TITOLO ORIGINALE: Saw 2
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 93 min
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Darren Lynn Bousman
CAST: Donnie Wahlberg, Shawnee Smith, Tobin Bell

Torna Jigsaw, più diabolico che mai. Rinchiude un gruppo di persone in una casa piena di micidiali trappole e le sfida a uscirne prima di schiattare. Uno stolto poliziotto cerca di bloccarlo. Trama ridotta all'osso, dialoghi "da caserma", sceneggiatura sapiente ma tutta concentrata sull'invenzione dei congegni di morte tra i quali una insostenibile filiera di siringhe. Come nei fumetti di Diabolik, dove contano solo trucchi e marchingegni. Saw 2 ha fatto un sacco di soldi, sfama evidentemente una fame di emozioni forti, sempre più forti, ma ha un sottofondo nichilista che devasta. Nessuna speranza, l'orrore si rigenera, nessuna morale, solo immagini malate. Il film è costruito con furbizia da Darren Lynn Bousman che scrive e dirige con un occhio al meccanico citazionismo dell'horror anni 90 (quanti danni, Scream!) e un altro all'immaginario turbato dei tempi che corrono. La cosa più bella, con buona pace del Codacons, è il manifesto, con le dita mozzate praticamente identiche, per prospettiva e dimensioni, alle Torri Gemelle. Questo a dimostrazione che l'horror, consapevolmente o meno, resat il genere più adatto a riflettere il male che pervade il mondo. Con il suo sadismo, Saw 2 è tutt'altro che innocuo. Lo si può apprezzare a patto che non si faccia finata di niente.

VOTO: 6

lunedì 9 luglio 2007

Recensione: Scary Movie 4

TITOLO ORIGINALE: Scary Movie 4
NAZIONE: USA
GENERE: Commedia
DURATA: 83 min
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: David Zucker
CAST: Anna Faris, Regina Hall, Craig Bierko

La struttura è nota: comicità a sfondo sessuale e scatologico, recitazione sopra le righe, camei ironici (Bill Pullman e Micheal Madsen tra gli altri) riferimenti alla politica e allo show businnes, sketch ricalcati su scene di successi al botteghino. Qui, dopo un bree prologo, con comparsata della stella del basket Shaquille O'Neal, la parodia (letterale) è sopratuttto quella di La guerra dei mondi: Craig Bierko è un tontissimo e triviale Tom Cruise, e chi odia la smorfiosaggine di Dakota Fanning verrà ricompensato. Ma anche la comunità idiota di The village e la seriosità di Saw: l'enigmista e The Grudge. Nessuno è risparmiato: nè Charlie Sheen (ucciso da un'indigestione accidentale di Viagra), nè un Micheal Jeckson che avvicina bambini soli. Nè il presidente Bush (Leslie Nielsen che ripete la situazione reale vista in Fahrenheit 9/11) nè gli omosessuali, omaggiati da una versione black di Brokeback Mountain. E neppure l'intoccabile Clint: finalmente qualcuno ha osato dissacrare il melodrammatico incidente sul ring di Million Dollar Baby con una serie a catena di rotture di collo. Gran finale (non è un peccato svelarlo dato che il film è un patch-work senza prograssione narrativa) affidato, significativamente, alla risata di una pazzo: Tom Cruise che festeggia in diretta televisiva il suo amore per la Holmes. Siamo sicuri che ci sia ancora da ridere?

VOTO: 7

Recensione: L'Era glaciale 2

TITOLO ORIGINALE: Ice Age: The Meltdown
NAZIONE: USA
GENERE: Animazione
DURATA: 91min
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Carlos Saldanha

Uno scoiattolo con una ghianda si inerpica su per una parete ghiacciata, la perde, la riprende, resta appiccicato con la lingua al ghiaccio (come Jeff Daniels in Scemo e più scemo), arriva in cima, cerca di seppellire il suo tesoro, una crepa si apre lungo tutta la montagna e l'acqua inizia a zampillare: è iniziato il disgelo. Si apre con Scrat (lo scoiattolo dalle parti del disgraziatissimo e isterico Will Coyote) L'Era glaciale 2, nel quale, a coppie, a gruppi, a branchi, tutte le razze della Terra (tranne gli uomini, assenti nella seconda avventura e, d'altra parte, erano i pià statici e muti della prima) si muovono verso unìipotetica "Barca" che sta per salpare e portare tutti in salvo dall'inevitabile inondazione che sommergerà il pianeta. Echi dell'Arca di Noè e guizzi della cattiveria di Tex Avery, surreali divagazioni nel musical alla Busby Berkeley e un balletto di raro equilibrismo in bilico su un cumulo di picchi che stanno precipitando: tutto si mescola nell'emigrazione della bizzarra, multietnica "famiglia" composta dal mammuth, il bradipo, la tigre e arricchita da una mammuth fulva che si crede (e si comporte come) un opossum e, quando scopre chi è, va in crisi di indentità e dai suoi due "fratelli", veri opossum, scoppiati e dispettosi. Più Scrat, naturalmente, il cui spazio si è molto allargato. Più divertente del primo, con una narrazione che è un puro pretesto, come accadeva nei Cartoons Warner dell'epoca d'oro.

VOTO: 8

Recensione: Fragile

TITOLO ORIGINALE: Fragile
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 100 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Jaime Belaguerò
CAST: Calista Flockhart, Richard Roxburgh, Elena Anaya

I bambini di un ospedale psichiatrico si fanno male senza un perchè, e l'incredulità degli adulti, medici e infermiere, ritarda il loro trasferimento. La nuova arrivata Calista Flockhart, ha un tragico passato da dimenticare e quindi è pronta a redimersi salvando i piccoli da una terribile minaccia. Il fantasma della malasanità si muove infatti con passo cingolante, ha faccia da strega e strategia da terrorista distruttore. Il catalano Jaime Belaguerò sceglie una ghost story non particolarmente originale e per renderla più sensazionale la riempie di spezie, vale a dire rumori improvvisi, presenze e colpi bassi (come le ossa dei piccini che si spezzano). Il peperoncino pizzica ma accompagna il nulla e, nonostante le rivelazioni finale in stile horror giapponese, il retrogusto resta stimolato ma mai appagato. Un raro esempio di film che è il suo titolo: fragile. Sopra le righe la prova di Flockhart, perfettamente in tono con il resto.

VOTO: 4

domenica 8 luglio 2007

Recensione: Syriana

TITOLO ORIGINALE: Syriana
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 113 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Stephen Gaghan
CAST: George Clooney, Matt Damon, Jeffrey Wright

Un puzzle: un maturo agente della Cia, un giovane esperto di problemi energentici, un principe orientale riformatore, un paio di avvocati americani ammalati di cinismo, due umili lavoratori petroliferi e due potenti petrolieri sono solo alcuni dei personaggi che intrecciano i loro percorsi nel complicatissimo affresco tratteggiato da Stephen Gaghan (regista e sceneggiatore) e da George Clooney e Steven Soderbergh (produttori e il primo anche interprete) in Syriana. Ispirato a La disfatta della Cia, scritto dall'ex agente Robert Bear (sul quale è costruito il personaggio di Clooney), Syriana si sposta di continuo da un episodio all'altro, da una location all'altra (da un non precisato paese del Golfo, attraverso mezza America a un pezzo di dorata Svizzera, a Teheran e Beirut), dalla politica alla finanza allo spionaggio, tessendo una tela della quale è molto difficile individuare le singole connessioni ma che appare inestricabile e, soprattutto, ineludibile. Film non marcato dalla paranoia (com'erano quelli degli anni 70 sui servizi segreti), ma piuttosto dalla sensazione che ormai questo "risiko" planetario non possa essere più fermato nè dalla giustizia, nè, probabilmente, dalla politica. Syriana è un film ostico, poco o nulla comprensibile, perciò addirittura noioso. Ma, nella sua precisa volontà di mettere in scena un gioco oscuro al quale la gente, i cittadini di qualsiasi paese del mondo, non saranno mai chiamati a partecipare. E' un film giusto.

VOTO: 7

Recensione: I segreti di Brokeback Mountain

TITOLO ORIGINALE: Brokeback Mountain
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 134 min.
DATA DI USCITA: 2005
REGIA: Ang Lee
CAST: Jake Gyllenhall, Heath Ledger

Wyoming 1963. Ennis e Jack cowboy isolati sui pascoli in montagna, si innamorano. E continuano ad amarsi per i vent'anni successivi, nonostante le rispettive situazioni coniugali e un diverso modo di vivere la propria omosessualità. Dal racconto Gente del Wyoming di Annie Proulx, il film di Ang Lee ha vinto il Leone d'oro a Venezia e sbaragliato i Golden Globe (7 premi). Respiro classico, regia trasparente, solitudini cosmiche che diventano paesaggi eterni, dove il melodramma è qualcosa che stritola il consumo di esistenze ordinarie sbaragliate da ciò che è straordianrio per definizione: l'amore. Ecco la grande sfida di Ang Lee: una rappresentazione dell'amore che sia il più possibile prossima all'esperienza. Quindi, non solo palpitazioni ed estasi come in un romanzo stucchevolmente sentimentale, ma anche dolore, rabbia, passione carnale e impossibilità di essere (appunto) "ordinari". Il fatto che i due amanti siano uomini, rappresentanti di un immaginario per eccellenza virile (quello western), è fino a un certo punto secondario. Anche se dalle chiusure del contesto, dalla tragedia di doversi nascondere per amare e dalla sicurezza di non poter essere accettati dal mondo, scaturiscono le scelte forzate che determinano i destini di entrambi e che per questo sono quasi una bestemmia. I segreti di Brokeback Mountain è anche un film corale, perchè tra le famiglie (quella di Ennis, quella di Jack, più i genitori di quest'ultimo ai quali è dedicata una splendida sequenza nel finale) vanno a ricomporre quell' "affresco americano" così caro al regista taiwanese sin dai tempi di Tempesta di Ghiaccio. La prova per nulla scontata dei due protagonisti, Jake Gyllenhall (Jack) e Heath Ledger (Ennis) aggiunge qualche fremito in più a una visione che già di per sè assicura emozioni vaste.

VOTO: 8

venerdì 6 luglio 2007

Recensione: The Prestige

TITOLO ORIGINALE: The Prestige
NAZIONE: USA
GENERE: Drammatico
DURATA: 130 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Christopher Nolan
CAST: Hugh Jackman, Chiristian Bale, Micheal Caine, Scarlett Johansson
MUSICHE: D. Julyan, D. Bowie

C'è una macchina in grado non soltanto di permettere giochi di magia incredibili ma pure il teletrasporto con riproduzione ad libitum della persona. Il Dr. K e le mosche cronemberghiane non sono passati invano. Solo che Christopher Nolan sposta un pò più in là il progetto: che da intim(istic) diventa sociale e universale. L'etica, allora, si scioglie in rivoli di carne uguale a se stessa e l'uomo, che crede di dominare il prossimo e il mondo, si trova davanti a un'infinità di Mr. Klein. A farne le spese, ovviamente, sono le identità e le specificità, con tutto ciò che comporta. Ricordate gli ultracorpi e iragazzi ariani venuti dal Brasile no? I protagonisti di The Prestige si sfidano senza soluzione di continuità. Letteralmente, ed è questo a far più paura. Ogni riferimento all'attualità è di certo voluto e appunto spaventoso. Il regista di Memento fa il suo film più bello, di efficacia spettacolare indubbia, con un montare sorprendente di crudeltà e un nichilismo di fondo che proprio nell'ultimissima inquadratura lascia attoniti. Un grande tour de force di "fantascienza", un ricordo cinematografico di trenta o quaranta anni fa che è ancora inquitantemente odierno. E' anche uno dei Blockbuster più intelligenti degli ultimi anni.

VOTO: 8

Recensione: Pirati dei Caraibi

TITOLO ORIGINALE: Pirates of the Caribbean: Dead man's chest
NAZIONE: USA
GENERE: Avventura
DURATA: 153 min.
DATA DI USCITA: 2006
REGIA: Gore Verbinsky
CAST: Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley
MUSICHE: Hans Zimmer

Trionfo del cinema commerciale hollywoodiano leggermente pre-visto :) sai già che sarà un fantasmagorico successo priam ancora che esca. Non un brutto film, perchè la professionalità è alta, gli attori simpatici, Johnny Depp una rockstar. Manca il salto di qualità, il guizzo cinematografico che possa rendere una decente produzione memorabile. Resta soprattutto l'amaro in bocca per gli sceneggiatori, dato che un personaggio del calibro di Jack Sparrow, capace di maramaldeggiare come nessun altro, meritava spessore diverso. A questo aggiungete che si dovrebbero regolare per legge le durate dei blockbuster: sopra i 120 minuti si taglia, o si cambia film, o ti rimborsano parte del biglietto. Nel caso di Pirati dei Caraibi due ore e mezza di spettacolo non sono giustificate. Tuttavia qui a bottega ci siamo divertiti perchè i combattimenti sono efficaci, le facce da tagliagola dei personaggi azzeccate, i mostri lovecraftiani dell'Olandese volante una bella doccia fredda alla classica confezione per famiglie della Disney. Verbinsky è "gore" di nome e di fatto, per questo il film merita un'attenzione particolare, sempre che si abbia voglia di immergersi in una avventura senza pretese e si regredisca prima della proiezione fino agli undici anni circa :)

giovedì 5 luglio 2007

Recensione: Silent Hill


TITOLO ORIGINALE: Silent Hill
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 120 min.
DATA DI USCITA: 2006
CAST: Radha Mitchell, Sean Benn, Laurie Holden

La piccola Sharon ha dei gravi disturbi psichici, tanto che i medici consigliano l'internamento. La madre Rose non si rassegna e parte con la figlia in cerca di una possibilità. Si ritrova così nella misteriosa cittadina di Silent Hill, già evocata da Sharon nei suoi sogni. Quando la bambina scompare, Rose si rende conto che l'atmosfera malsana è preludio di un orrore ben più grande. Il regista Christophe Gans e il collega Roger Avary (Killing Zoe, Le regole dell'attrazione) nel 2001 diventano corrispondenti e poi amici sulla scia di una passione comune, quella per il videogame Silent Hill (passione anche della sottoscritta!). Da qui l'idea di trasformarlo in pellicola, il primo dirigendolo e il secondo scrivendone la sceneggiatura. Ispirato soprattutto al primo capitolo del videogame (io preferisco il secondo...), con la bimba che trasforma in realtà le sue ansie deformi ma anche i desideri, Silent Hill è film sontuoso, con una ricerca estetica affascinante e notevoli effetti speciali. Peccato che fallisca in uno degli obiettivi principali di Gans, quello di "immergerci nella paura". Ma davvero qualcuno può pensare che questa roba faccia paura? Concepito come una sorta di catalogo di grafica in movimento, Silent Hill rende del tutto superflua la presenza di Avary, nel senso che la sceneggiatura pare componente non pervenuta o almeno non percepita. E Gans si abbandona alla sua ben nota magniloquenza. Mentre nei precendenti Crying Freeman e Il Patto dei lupi un genuino gusto dell'avventura regalava le emozioni necessarie, qui no. Un guscio vuoto, con meravigliosi intarsi ma pur sempre un guscio.

VOTO: 6

P.S. Per una informatica come me era grande l'attesa... Ho amato il videogame Silent Hill, soprattutto il secondo episodio, credo che avrei fatto meglio a rigiocarlo invece di guardare il film! :)

Recensione: Pulse


TITOLO ORIGINALE
: Pulse
NAZIONE: USA
GENERE: Horror
DURATA: 90 min.
DATA DI USCITA: 2006
CAST: Kristen Bell, Jan Somerhalder, Ron Rifkin

Occhio ad accendere il computer, specie se vi collegate con Internet che è un pò come un varco per l'Aldilà. Una volta si scivolava attraverso l'uscio di una delle nove porte dell'Inferno, adesso l'era iperteconologica impone una modifica dell'immaginario. Chi "vive" di là è pronto a infettarci e distruggerci. Questo è il ritornello intorno al quale ruota "Pulse" di Jim Sonzero, remake americano di Kairo, eccellente horror del 2001 di Kiyoshci Kurosawa, il quale, raccontando di webcam in grado di interagire con il mondo dei morti, rifletteva con occhio post-moderno su uno dei nodi centrali della cultura giapponese del 900, lo scontro tra due pulsioni parimenti radicali: da una parte la corsa allo sviluppo del paese più teconologizzato del mondo, dall'altra il morboso attaccamento alle sue più ancestrali tradazioni. Il rifacimento americano perde per strada l'allusione alle supertizioni e alla sfera culturale, ma va detto onestamente che trattiene un pò dell'angoscia dell'originale. La tensione di "Pulse" ha un che di autentico, gli effetti digitali non sovraccaricano la visione e anche se la storia viene declinata come fosse una delle tante "urban legend" in fondo ci si diverte.

lunedì 2 luglio 2007

Anteprima: Prince of Persia



Al pari dei personaggi tratti dal mondo dei fumetti, sempre più spesso i videogiochi si stanno legando al cinema, proponendo sul grande schermo gli eroi più famosi in pellicole più o meno riuscite.
I Walt Disney Studios stanno producendo un adattamento cinematografico del famoso videogioco, Prince of Persia: le sabbie del tempo.
La storia, ambientata nella Persia medievale, racconta le gesta di un Principe che, per salvare il mondo e conquistare Farah, la bella figlia del Maharaja d'India, dovrà vedersela con il Gran Visir e contro i suoi sudditi tramutati in demoni dalle sabbie contenute nella clessidra del tempo.

Il film sarà diretto da Michael Bay che ha appena finito di girare Transformers, mentre lo sceneggiatore sarà Jeffrey Nachmanoff, che ha già lavorato alla stesura di The Day After Tomorrow.
Il creatore del videogame Jordan Mechner si starebbe occupando del soggetto insieme a Jeffrey Nachmanoff.
Voci di corridoio accreditano a Charlie Clausen il ruolo del protagonista.
Il produttore sarà Jerry Bruckheimer, famosissimo per aver prodotto la saga dei Pirati dei Caraibi, Bad Boys e Pearl Harbor.
Un budget di 130 milioni di dollari fa ben sperare per una buona riuscita della pellicola.

Prince of Persia è stato un gioco di grandissimo successo agli inizi degli anni '90, vivendo una seconda giovinezza quando la software-house francese Ubisoft, ha deciso di rilanciare il personaggio in nuove avventure tridimensionali.

venerdì 29 giugno 2007

Trama: Transformers

TITOLO ORIGINALE: Transformers
NAZIONE: USA
GENERE: Azione, Fantascienza
DURATA: 135 min. (colore)
DATA DI USCITA: 28 Giugno 2007
CAST: Shia Labeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, Jon Voight, Anthony Anderson, John Turturro, Michael O'neill, Chris Ellis

Il pianeta Cybertron è abitato da una particolare generazione di robot trasformisti divisi in due fazioni: gli Autobots, guidati dal buono e saggio Optimus Prime, e i Decepticons, comandati dal malvagio Megatron . Ogni Transformer ha la capacità di tramutarsi in un diverso tipo di meccanismo - dai mezzi di trasporto alle armi - che lo contraddistingue dagli altri. A causa della carenza di carburante su Cybertron, entrambi i gruppi partono alla ricerca di un pianeta in cui reperire i materiali atti alla creazione dei cubi di Energon, la loro fonte di energia. Dopo un'attenta perlustrazione dello spazio, la scelta cade sulla Terra, ricca di elementi minerali e chimici. Giunti sul nostro pianeta, i Transformers si mescolano agli abitanti tramutandosi nei più comuni automezzi, velivoli o imbarcazioni, ma ben presto tra Autobots e Decepticons si scatena una guerra per il controllo del pianeta...

Prossimamente la recensione di Transformers!

Recensione: Ratatouille

TITOLO ORIGINALE: Ratatouille
ANNO: 2007
GENERE: Animazione, Commedia
REGISTA: Brad Bird
SCENEGGIATORE: Brad Bird, Jan Pinkava, Jim Capobianco
MUSICA: Michael Giacchino
DURATA: 110 minuti
NAZIONE: USA
CAST: Patton Oswalt, Ian Holm, Lou Romano, Brian Dennehy, Peter Sohn, Peter O'Toole, Brad Garrett, Janeane Garofalo, Will Arnett.

L'attesa per un film Pixar è sempre spasmodica, visto che la qualità dello studio di animazione guidato da Peter Lassiter ha raggiunto livelli irraggiungibili. Diretto da Brad Bird, già regista de Gli Incredibili, Ratatouille conferma l'umorismo "colto" e vagamente citazionista presente in tutti i film racconta la storia di un topo buongustaio, Remy, e dell'amicizia con un giovane chef che si affida a lui per creare la zuppa definiva (cosa che farà alquanto arrabbiare il capo chef…). Graficamente eccelso, la riproduzione di Parigi lascia a bocca aperta, il film della Pixar. Se si eccettua la presenza del grande Peter O'Toole, la versione americana non vedrà nomi particolarmente famosi tra i doppiatori (nomi di medio calibro sono quelli di Ian Holm, Janeane Garofalo e Brian Dennehy), mentre c'è vivo interesse per ascoltare la nuova partitura di Michael Giacchino che oramai sta ai film Pixar come John Williams a quelli di Steven Spielberg. In America il film uscirà il 29 giugno. Da noi purtroppo, il film sarà visibile solo dal 19 ottobre.